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La consultazione del Governo su “la Buona Scuola”

intestaCi avevano garantito che ci avrebbero ascoltati e li abbiamo presi in parola. La raccolta delle mozioni dei collegi docenti relativa al documento “La Buona Scuola” di Renzi parte da un’iniziativa del gruppo degli Autoconvocati delle Scuole di Roma e del Lazio e del Comitato per la Riproposizione della Lip a seguito della nota ministeriale del capo dipartimento Chiappetta, che il 3 ottobre – a 20 giorni dall’apertura del sondaggio sul documento di Renzi – chiamava studenti e lavoratori della scuola ad organizzare collegi ed assemblee per discutere della Buona Scuola, dando seguito a quanto esplicitamente richiesto dallo stesso documento del governo. Dunque, la raccolta è iniziata circa un mese prima della chiusura della consultazione (15 novembre); le delibere sono oggi circa 200. Non una di queste si dichiara a favore della Buona Scuola, circa tre quarti sono state assunte all’unanimità (tenendo conto che i docenti di un collegio sono tra i 70 e i 120), moltissime propongono l’alternativa della Legge di Iniziativa Popolare “Per una Buona Scuola per la Repubblica”, oggi disegno di legge presentato sia alla Camera che al Senato. Non un semplice no, ma una proposta concreta, nata dal basso come legge di iniziativa popolare, che presenta un modello di scuola laica, pluralista, democratica, inclusiva.

I nostri tentativi di consegnare e far protocollare le mozioni si sono scontrati per ben due volte con spiegamenti di forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno impedito di essere ricevuti, come avevamo civilmente chiesto.

Il CINECA, che si è occupato del sondaggio online, ha individuato un dispositivo che consente di accedere senza alcun controllo con qualsiasi casella di posta elettronica – anche inventata per l’occasione, con i nomi più improbabili – anche dallo stesso computer: tale evidenza inficia il numero di accessi rivendicati dalle prime dichiarazioni del Governo come significativi rispetto al successo dell’iniziativa. Il sondaggio, inoltre, per sua stessa natura presentava un questionario evidentemente improntato alla rilevazione “guidata” non sull’impianto del documento, ma sul livello di gradimento di alcuni aspetti che esso propone, senza discuterne minimamente l’introduzione in sé.

Delibere e mozioni dei collegi dei docenti rappresentano – anche giuridicamente – un pronunciamento formale ben più significativo di un segno di spunta apposto ad un sondaggio online. Dal punto di vista numerico il risultato denunciato dal Miur è irrisorio (per conseguire il quale sono stati mobilitati tutti i siti istituzionali, il monopolio dell’informazione, spot pubblicitari sulle principali reti radio-televisive, dibattiti pubblici a senso unico, tenuti anche nelle istituzioni scolastiche), considerando che ci sono 728mila docenti che sono indicati nell’organico di fatto, e 101mila insegnanti di sostegno; 2.580.007 sono gli studenti della secondaria di II Grado; complessivamente 7.878.661 è il totale degli studenti italiani, cui corrisponde un numero più o meno doppio dei rispettivi genitori  (dati: La Scuola in cifre 2013-14, Servizio Statistico Miur).

Alle kermesse mediatiche e alla creazione del consenso rispondiamo con dati, studio, approfondimento, proposte alternative. In allegato, pertanto, l’elenco delle mozioni (con l’indicazione se esse sono state votate all’unanimità o a maggioranza, quali contengano il richiamo alla “Legge d’iniziativa popolare per una Buona Scuola per la repubblica” ed il link per la lettura integrale del singolo testo) ed uno studio ragionato sulle evidenze evinte dalla mozioni.

Il Comitato nazionale a sostegno della Legge d’iniziativa popolare “per una Buona per la Repubblica” e gli Autoconvocati delle Scuole di Roma e del Lazio