Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola di Roma

assembleaIn questi giorni l’appello “Per un vero contratto, per aumenti uguali per tutti che recuperino il potere d’acquisto perso, per il no a qualunque avallo della legge 107” sta raccogliendo adesioni da insegnanti in tutto il territorio nazionale.

Da metà ottobre, con la presentazione alle camere della proposta di legge di bilancio, comincerà la trattativa per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Non vogliamo delegare ai gruppi dirigenti dei sindacati trattanti i nostri destini, le lavoratrici e i lavoratori della scuola vogliono partecipare all’elaborazione della piattaforma e rivendicare dignità e diritti.

Incontriamoci per organizzare le prossime iniziative a sostegno dell’appello e le mobilitazioni in corrispondenza della trattativa a porte chiuse tra sindacati e governo.

Mercoledì 18 ottobre

dalle 18:00 alle 20:00

Via Flaminia 53

Firma l’appello su www.appellocontratto.com

Volantino Appello per il Contratto della Scuola

In allegato (come file pdf) l’APPELLO relativo al Contratto della Scuola proposto dall’Assemblea Autoconvocata riunitasi a Roma il 17 settembre 2017 per discutere del rinnovo del Contratto della Scuola e del contrasto alla Legge 107. Potete stamparlo come VOLANTINO A4 e diffondere nella vostra scuola, raccogliendo anche le firme su di esso, da inviare poi alla  E_MAIL: [email protected]

Volantino Appello Contratto Scuola – Assemblea Autoconvocata 17set2017

Appello per un vero contratto

In primo piano

indexAgli insegnanti, al personale ATA, alle RSU, ai dirigenti sindacali
APPELLO
per un vero contratto
per aumenti uguali per tutti che recuperino il potere d’acquisto perso
per il no a qualunque avallo della legge 107
 
Insegnanti e personale ATA della Lombardia, del Piemonte, del Lazio, dell’Emilia, della Toscana e della Calabria ci siamo incontrati a Roma il 17 settembre in un’assemblea nazionale autoconvocata, a due anni dall’applicazione della legge 107 e in particolare alla vigilia del rinnovo contrattuale del quale stanno discutendo governo e sindacati.
Abbiamo deciso di lanciare questo appello affinché il contratto non diventi un’ulteriore leva di attacco alla scuola pubblica e alla nostra professione, avallando con un accordo sindacale gli aspetti più devastanti della legge 107.
 
In questi due primi anni di applicazione la legge 107 ha cominciato ad avvelenare il clima delle scuole, la collaborazione tra insegnanti, la libertà d’insegnamento che è alla base della scuola della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e del livello dell’istruzione per tutti gli alunni. Le ingiustizie, le pressioni, le differenziazioni tra lavoratori e tra scuole hanno cominciato a penetrare nel sistema.
Tutto ciò avviene dopo nove anni di blocco contrattuale durante il quale gli stipendi più bassi d’Europa hanno perso un potere d’acquisto pari a circa 300 euro mensili.
In questa situazione sarebbe inconcepibile un nuovo contratto che prevedesse, o contrattualizzasse in qualunque forma, una componente del salario legata al “merito” o alla “produttività”, misurazioni che nulla hanno a che fare con la professione del docente, ma che invece palesano la svolta autoritaristica e aziendalistica che è al centro dell’attacco alla scuola pubblica di Stato. Ciò significherebbe infatti mettere un timbro definitivo alla legge 107, per la quale la parola d’ordine dell’abrogazione deve continuare ad essere affermata in ogni sede ed in ogni mobilitazione.

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Rinnovo del contratto: organizziamoci per non accettare mediazioni a ribasso

assembleaE’ dal 2008 che il contratto per il personale della scuola è bloccato, ed in questi ultimi anni, a causa di una tendenza a riformare perennemente in chiave peggiorativa il sistema scolastico, il carico di lavoro per il personale della scuola (docenti ed ATA) è aumentato significativamente; gli ultimi Governi che si sono succeduti non hanno mai ascoltato il punto di vista di chi nella scuola lavora tutti i giorni, salvo poi ricordarsene nel momento delle elezioni, fingendo lacrime di coccodrillo per gli errori commessi. Il Governo Gentiloni, in perfetta continuità con quello Renzi, ridotto in uno stato di estrema difficoltà con l’approssimarsi delle elezioni, fa finta, attraverso i Ministri Fedeli e Madia, di poter chiudere il contratto del comparto scuola investendo dei fondi che poi il MEF sistematicamente non concede. Dalle indiscrezioni che sono uscite rispetto ad una trattativa che ha dei contorni di inquietante segretezza, pare che il Governo sia disposto a concedere 80 € lordi di aumenti mensili a condizione di collegare gli aumenti stessi a criteri di meritocrazia individuale che, come spesso accade nella scuola, non essendo facilmente misurabili, si riducono ad una meschina battaglia di tutti contro tutti per l’accaparramento della miseria. Non solo: tali aumenti potrebbero persino peggiorare il salario complessivo laddove non si provvedesse a evitare che, sommati con lo stipendio base, facciano scivolare nelle fasce di reddito che non hanno diritto ai famosi 80 € a suo tempo elargiti dal governo Renzi, con la beffa che questi ultimi non sono soggetti a tassazione, l’aumento in busta paga è lordo. Per di più, con l’accordo pre-referendum attraverso cui nel novembre 2016 si cercò di racimolare qualche sì in più verso la riforma costituzionale, si era almeno ottenuto il punto che la legislazione ordinaria non potesse peggiorare – come regolarmente avvenuto in questi anni – quanto stabilito dal contratto nazionale: ebbene, anche ciò sembra essere sparito.

Dal nostro punto di vista, non è possibile impostare una trattativa così importante con un Governo come quello Gentiloni nel segreto delle stanze di concertazione, senza un coinvolgimento attivo dei lavoratori della scuola e senza l’ipotesi di costruzione di un percorso conflittuale per rivendicare aumenti salariali adeguati al lavoro che svolgiamo e per evitare che il contratto scuola nella sua parte normativa si adegui alle modifiche operate con la legge 107.

Partiamo da noi, dai nostri bisogni, costruiamo in maniera autonoma una ipotesi di piattaforma contrattuale e su questa base apriamo un forte dibattito nelle scuole accompagnato da una mobilitazione del personale della scuola che riprenda le motivazioni ed il senso profondo della lotta per l’abrogazione della legge 107. Legge a cui contrapporre un’idea di scuola democratica, non classista, basata sui principi della Costituzione, che per alcuni di noi è rappresentata dalla LIP depositata in questi giorni in Cassazione.

Cominciamo con un’assemblea nazionale dei lavoratori della scuola, iscritti a tutti i sindacati e non iscritti, docenti e personale ATA, di ruolo e precari, elaborando una piattaforma ed un percorso di lotta che sia funzionale alle nostre esigenze.

Vi invitiamo a partecipare all’assemblea che si terrà domenica 17 settembre dalle ore 10 alle 18 a Roma presso via Galilei 53 (metro A, fermata Manzoni).

Illumin’Italia, Lavoratori Autoconvocati della Scuola, LIP Roma e Lazio, Manifesto dei 500, Osservatorio Diritti Scuola, Partigiani della Scuola Pubblica

Per adesioni: [email protected]

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La legge 107 al lavoro: quando l’arte docente passa al collocamento

chimata diretta_buoni cattiviIn seguito al contratto collettivo nazionale integrativo sulla mobilità siglato l’11 aprile 2017 – che a nostro avviso andava discusso e votato dai lavoratori - la “chiamata diretta” degli insegnanti viene modificata rispetto a quanto previsto inizialmente dalla Legge 107. Non sono più i dirigenti scolastici a selezionare direttamente gli insegnanti, ma è il collegio dei docenti ad aver l’onere di dover discutere ed approvare i criteri della chiamata dagli ambiti territoriali alle singole scuole.

In caso di mancata delibera dei collegi, la questione torna sulla scrivania dei dirigenti scolastici che possono attingere liberamente al personale che – per qualche motivo più o meno fondato – considerano necessario al proprio istituto.

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Comunicato stampa

imagesNell’assemblea autoconvocata delle scuole di Roma che si è riunita martedì 4 aprile si è fatto il bilancio degli scioperi e delle lotte organizzate contro le deleghe alla L. 107.
L’assenza all’iniziativa delle OO.SS. invitate, ha circoscritto il dibattito ai partecipanti che si riconoscono in un percorso incentrato sull’autoconvocazione e sulla volontà di unire i lavoratori attorno ad una piattaforma e una pratica di lotta.
A nostro avviso, le iniziative di marzo hanno fatto emergere i limiti dell’azione dei sindacati, che non hanno costruito un percorso di lotta unitario, ma hanno anteposto a tale costruzione interessi particolari. Tutto ciò ha influito negativamente sull’esito degli scioperi che è stato gravemente deficitario in entrambe le occasioni dell’8 e del 17 marzo.

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