La legge 107 al lavoro: quando l’arte docente passa al collocamento

In primo piano

chimata diretta_buoni cattiviIn seguito al contratto collettivo nazionale integrativo sulla mobilità siglato l’11 aprile 2017 – che a nostro avviso andava discusso e votato dai lavoratori - la “chiamata diretta” degli insegnanti viene modificata rispetto a quanto previsto inizialmente dalla Legge 107. Non sono più i dirigenti scolastici a selezionare direttamente gli insegnanti, ma è il collegio dei docenti ad aver l’onere di dover discutere ed approvare i criteri della chiamata dagli ambiti territoriali alle singole scuole.

In caso di mancata delibera dei collegi, la questione torna sulla scrivania dei dirigenti scolastici che possono attingere liberamente al personale che – per qualche motivo più o meno fondato – considerano necessario al proprio istituto.

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Solidarietà a Riccardo De Angelis, RSU TIM

TIM-4GRiteniamo molto grave che un’azienda prenda provvedimenti disciplinari nei confronti di un proprio lavoratore, RSU, perché colpevole di essere portavoce delle rivendicazioni dei lavoratori e di aver detto la verità di fronte alla Commissione parlamentare (https://www.youtube.com/watch?v=7hr9-9xFMRY&lc=z12xjhzpbqqkjt1u522hxrjaeu2beg2k). TIM invece di perseguire i propri lavoratori con ingiustificate contestazioni disciplinari dovrebbe piuttosto spiegare perché fa uso degli straordinari pur richiedendo contratti di solidarietà, ovvero una forma di cassa integrazione non retribuita, tra il proprio personale dipendente. L’azienda è in crisi o necessità di lavoro? Non si può essere in crisi e allo stesso tempo necessitare di lavoro aggiuntivo.

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Boicottiamo le prove INVALSI

invalsi-buratino_zpsybgeu6egLa Commissione di Garanzia ha ritenuto illegittimi gli scioperi proclamati da diversi sindacati per il 9 maggio, in concomitanza delle prove INVALSI delle scuole secondarie di secondo grado, in quanto non sono rispettati i termini di rarefazione tra gli scioperi, essendo previsto uno sciopero generale del pubblico impiego per il giorno 12 maggio. Riteniamo questa scelta faziosa poiché politicamente appiattita sulle posizioni del governo, non essendo stato mai applicato tale obbligo per la vicinanza tra scioperi generali e tra scioperi limitati ad solo ordine di scuola. Invitiamo pertanto gli studenti a boicottare le prove INVALSI, che rappresentano una idea di scuola aziendale e nozionistica che non è la scuola pubblica che noi tutti vogliamo.

Indorare la pillola

indorare pillolaPer indicare il reperimento del personale della scuola si utilizza il termine “reclutamento”. C’è la percezione che gli insegnanti siano un “corpo”, come i militari o vigili del fuoco, una categoria votata alla difesa di qualcosa o qualcuno. Se c’è qualcosa da difendere oggi nella scuola italiana, è l’idea e la pratica di scuola stessa. Scuola libera da interessi particolari di carattere economico, culturale, politico e aperta al dibattito presente nella società. In pratica uno spazio aperto al confronto, dove gli insegnanti operano in qualità di liberi professionisti dell’educazione. Ciò non significa trasformare gli insegnanti – nella mentalità e nella prassi – in avvocati o medici privati, ma rilanciare la scuola pubblica e le sue istituzioni collegiali e, in particolar modo, tutelare la libertà di insegnamento. Non da ultimo, riconoscere un aumento stipendiale che avvicini i salari dei docenti italiani a quelli dei loro colleghi europei.

Queste considerazioni generali, che ricalcano l’idea di scuola che ha la maggioranza dei cittadini, contrastano con le trasformazioni portate dalle riforme degli ultimi anni.

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Comunicato stampa

In primo piano

imagesNell’assemblea autoconvocata delle scuole di Roma che si è riunita martedì 4 aprile si è fatto il bilancio degli scioperi e delle lotte organizzate contro le deleghe alla L. 107.
L’assenza all’iniziativa delle OO.SS. invitate, ha circoscritto il dibattito ai partecipanti che si riconoscono in un percorso incentrato sull’autoconvocazione e sulla volontà di unire i lavoratori attorno ad una piattaforma e una pratica di lotta.
A nostro avviso, le iniziative di marzo hanno fatto emergere i limiti dell’azione dei sindacati, che non hanno costruito un percorso di lotta unitario, ma hanno anteposto a tale costruzione interessi particolari. Tutto ciò ha influito negativamente sull’esito degli scioperi che è stato gravemente deficitario in entrambe le occasioni dell’8 e del 17 marzo.

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Lotto marzo della scuola

IMG_0624Oggi le lavoratrici e i lavoratori della scuola hanno scioperato nella giornata di sciopero mondiale delle donne indetta dalla rete “non una di meno”. Abbiamo scioperato per richiedere il ritiro della legge 107 e i decreti delegati previsti da quest’ultima. Lavoriamo con il contratto scaduto da otto anni e con un salario che ha perso circa 300 euro di potere di acquisto. L’aumento dell’autoritarismo dei dirigenti scolastici sta restringendo i margini della libertà di insegnamento. Siamo vicini alle altre lavoratrici e lavoratori in lotta, e siamo convinti che solo la condivisione dei percorsi dei lavoratori delle varie categorie può portare all’abrogazione delle leggi antidemocratiche della “buona scuola” e del “jobs act”.

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Atto di Governo n. 378 – Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità

inclusione-scolasticaL’atto si richiama alla delega conferita al Governo dalla legge 107/2015 nel comma 181 lettera c). Questa delega si muove nella direzione di attuazione della “buona scuola” di Renzi, di cui ne recepisce l’indirizzo, non stanziando nessuna nuova risorsa economica (Art. 21) per l’inclusione scolastica.

La delega si apre con una dichiarazione di principi sull’inclusione scolastica che riguarda tutti gli alunni (Art. 1) a cui segue una restrizione dell’oggetto della delega a solo coloro che hanno disabilità certificata mediante articolo 3 della legge 104/1992 (Art. 2).

Il cuore della delega è nella modifica del sistema adottato per la diagnosi e nella relativa assegnazione delle ore di sostegno (Art. 5, 6, 7 e 8), introducendo delle modificazioni normative della legge 104/1992 in particolare all’articolo 4 (nuova commissione medica), articolo 12 (nuova procedura di diagnosi) e articolo 15 (nuovo meccanismo di assegnazione delle ore di sostegno).

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Atto n 380 Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni

ACCOGLIENZAPOLO  0-6

(commento  redatto da Rosella Cerra, Renata Puleo, Mario Sanguinetti; hanno collaborato docenti di scuola primaria, dell’Infanzia, educatrici del Nido; rappresenta un primo contributo di un lavoro in corso di elaborazione. E’aperto alle riflessioni di coloro che lo leggeranno)

Camera dei deputati

Atto n 380 Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni (16/01/2017)

 

Lo schema di decreto 380 prevede l’istituzione del SISTEMA INTEGRATO DI EDUCAZIONE E DI ISTRUZIONE DA 0 A 6 ANNI (SIEI). Proviamo a riassumerlo, analizzandolo per articoli e commi, con alcune considerazioni e approfondimenti.

Lo schema ricalca ampiamente, e in certe parti ne è la fotocopia autentica, il disegno di legge 1260 depositato il 27 gennaio 2014 avente lo stesso oggetto. Prima firmataria la senatrice Puglisi (PD) e seconda firmataria l’attuale ministro Fedeli.

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L’8 marzo sciopero generale!

imagesGli otto decreti delegati peggiorano ulteriormente le condizioni di lavoro tagliando risorse alla scuola pubblica e completano la controriforma della legge 107, smascherandone ulteriormente le intenzioni.

Tra le varie cose prevedono:

-       una ulteriore dequalificazione delle scuole professionali, ridotte a formazione professionale a carico della finanza pubblica invece che delle imprese;

-       il depotenziamento del sistema di inclusione scolastica delle persone con disabilità attraverso il taglio di organici di sostegno, la negazione del diritto alle persone con gravi disabilità di poter conseguire la licenza di terza media, e l’innalzamento del tetto di alunni per classe;

-       la precarietà a vita per i nuovi assunti, con un periodo iniziale di tre anni sottopagati e sottoposti alla valutazione dei presidi ogni anno;

-       la pervasività delle prove Invalsi, i cui esiti saranno inseriti nel curriculum degli studenti, divenendo obbligatorie per accedere agli esami del primo e del secondo ciclo di studi e per accedere alle facoltà a numero chiuso.

-       l’alternanza scuola – lavoro diviene requisito di accesso agli esami di stato e oggetto di apertura del colloquio.

La legge 107 ha già dimostrato nei suoi primi anni di applicazione di essere inadeguata e dannosa per la scuola italiana. Il sistema della chiamata diretta e il bonus per il merito degli insegnanti stanno producendo nelle scuole divisioni, comportamenti arbitrari dei dirigenti e costituiscono una minaccia alla libertà d’insegnamento costituzionalmente garantita. L’alternanza scuola-lavoro obbligatoria nelle scuole superiori sta portando i nostri studenti a fornire manodopera gratuita, perdendo tempo in attività per niente formative, che hanno il solo scopo di abituare gli studenti all’ubbidienza, allo sfruttamento e alla precarizzazione della forza-lavoro. Intanto le scuole italiane continuano a soffrire della carenza degli organici dei docenti come del personale ATA, di docenti di sostegno specializzati, di strutture sicure ed attrezzate per la didattica, che si svolge spesso in classi sovraffollate.

Le condizioni di lavoro nelle scuole sono molto cambiate a partire dalla sottoscrizione del CCNL nel 2007. Sui nostri rapporti di lavoro sono intervenute pesantemente la legge Brunetta e la buona scuola. Dal 2009 noi insegnanti abbiamo perso circa 300 euro al mese in termini di potere d’acquisto degli stipendi. Oggi il governo promette 85 euro di aumento medio lordo e un peggioramento della parte normativa, puntando a ridimensionare o eliminare il criterio dell’anzianità nella progressione stipendiale dei docenti. Le lavoratrici e i lavoratori della scuola hanno invece bisogno di un rinnovo del contratto che restituisca dignità, anche dal punto di vista economico, al proprio lavoro e che ricostruisca un clima di collegialità e partecipazione nelle scuole, scardinando le divisioni introdotte dalla buona scuola e mettendo i lavoratori nella possibilità di poter collaborare tra pari e gestire le istituzioni scolastiche nello spirito costituzionale di garanzia del diritto all’istruzione di qualità.

L’8 marzo scioperiamo per il ritiro delle deleghe, l’abrogazione della legge 107 e per rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, che tuteli diritti e assicuri una retribuzione consistente dinanzi alla ripresa dell’inflazione. Vogliamo almeno 300 euro mensili lordi di aumento in busta paga. L’8 marzo, data dello sciopero femminista globale, è un’occasione per mobilitarci uniti con tutti i lavoratori e le lavoratrici, in prima persona interessati alla difesa del diritto all’istruzione dei propri figli.

Mercoledì 8 MARZO ore 9:00

Piazza San Cosimato

per raggiungere insieme il MIUR

Lavoratori autoconvocati della scuola

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