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Chiamata diretta: tutto da rifare

colloquio-1Leggiamo in questi ultimi giorni con estrema rabbia e disappunto le prime indiscrezioni sull’accordo tra Miur e sindacati rispetto alla spinosa questione della chiamata diretta. La timida apertura del Miur verso i sindacati rispetto a questo tema dopo mesi di chiusura, dovuta alla débâcle dei partiti di governo alle ultime amministrative, cui il mondo della scuola ha contribuito ampiamente non dando più la fiducia al PD dopo la tanto odiata legge 107, è stata del tutto sprecata dai sindacati in quanto le proposte avanzate da questi ultimi sono inaccettabili.

La proposta di sostituire la chiamata diretta con concorsi fatti ad hoc scuola per scuola nel cui bando il dirigente scolastico dovrà indicare quattro requisiti scelti da un elenco definito a livello nazionale,

ci trova in completo disaccordo. Questa soluzione è solo un palliativo della chiamata diretta, che non  viene modificata nella sostanza, in quanto non è più il docente che sceglie la scuola, ma è scelto dal DS in base a criteri che si vogliono far passare come oggettivi, ma oggettivi non sono, in quanto i requisiti che il docente dovrebbe avere vengono pescati da un lunga lista (che comunque non è esaustiva) e, cosa ancora più grave, questa soluzione non tiene affatto conto dell’anzianità di servizio. Così quando si parla di formare un docente si dice che il tirocinio, quindi l’esperienza sul campo è la cosa più importante, più dei corsi teorici, poi la vera esperienza didattica non viene presa per niente in considerazione. I requisiti che il docente dovrebbe avere, quindi, esulano dal servizio effettivo e si basano solo sul presunto criterio oggettivo, ovvero gli attestati dei corsi e corsetti fatti per accumulare punteggio che tanto abbiamo contrastato negli ultimi anni.

Questa misura andrebbe a favorire i profitti di tutti quegli enti di formazione che per anni si sono arricchiti sulle spalle dei precari, profitti che oggi saranno ancora più lauti grazie anche al contributo degli insegnanti di ruolo. Infatti questo sistema di reclutamento sostituito ai criteri precedenti della mobilità costringerebbe i docenti a restringere la propria formazione alle aree indicate per assicurarsi il posto in quell’ambito territoriale o in quella determinata scuola.

Ciò andrebbe a minare, inoltre, la libertà di ogni docente di poter approfondire il campo che vuole per la propria formazione costringendolo ad investire su questi pseudo corsi di formazione il magro bonus di 500 euro erogato dal governo.

Questa proposta surreale mette a serio rischio l’inizio dell’anno scolastico. Gli ultimi movimenti della mobilità si sapranno il 13 agosto. Come mettere in moto questo sistema farraginoso in così poco tempo, considerando che è previsto un concorso ad hoc per ogni scuola? Si dice che il docente che ottiene il posto in più scuole può scegliere la scuola che preferisce, ma quanto tempo ha per decidere? E se rifiuta tocca al secondo? Ma se questo ha già accettato su un’altra scuola va al terzo e via dicendo? E come far funzionare tutto ciò in contemporanea su più scuole?

Per tutti questi motivi chiediamo con forza il ritiro di queste proposte inaccettabili e invitiamo i sindacati a lottare veramente contro la chiamata diretta contrapponendole l’unico criterio oggettivo che fino a poco tempo fa dicevano di voler difendere ad ogni costo e che sembrano ora aver dimenticato, ovvero la scelta della scuola da parte del docente in base al punteggio di mobilità cioè titoli e servizio.

Diciamo inoltre basta, dopo il famigerato accordo sulla mobilità che ha di fatto spaccato i lavoratori della scuola e dopo questo accordo sulla chiamata diretta, che rende solo il sistema più complicato, ma non cambia nulla dell’impianto della 107, ad accordi fatti sulla pelle dei lavoratori e senza consultare i lavoratori.

Lavoratori Autoconvocati della Scuola di Roma