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Commento a “La Foresta a scuola”

sole24oreIl Sole 24 Ore ,13 dic.2015, Scarpe strette, rubrica di Pietrangelo Buttafuoco

La Foresta a scuola

Più natiche che sedie, 49 mila sono gli insegnati che hanno trovato lavoron nella scuola: Sono stati assunti nella cosiddetta “fase C”. E’ il famoso potenziamento dell’ancora più celebre “Buona Scuola” ed è il mito vittorioso – ultimo arrivato – dell’italia acculturata e Renzista.

Non è chiaro – non avendo collocazione – a cosa siano stati chiamati tutti questi neo-assunti o neo-immessi che dir si voglia. Si sta tutti in piedi in aula professori. E i quasi 50mila della “fase C”, gratificati – buon per loro – di uno stipendio che spetterà loro per sempre, sono stati assegnati nelle loro destinazioni senza neppure avere dove sedersi. Non hanno alcun ruolo a scuola e i “C” – fortunati in virtù del loro C – , detto crudamente, nell’Italia acculturata e renzista sono stati assunti e però non servono.

Se mi è concessa una metafora siciliana è la forestalizzazione dell’istruzione (laddove gli operai forestali, in Sicilia quasi 21mila, sovrabbondano in ragione di clientele elettorali più dei boschi).

I 49mila posteggiati in sala docenti a non fare nulla, bene che vada sono chiamati a riempire qualche ora buca (ma attenzione: possono essere chiamati a far toppa solo per sostituzioni fino a 10 giorni). Le scuole con i presidi svelti hanno giustamente predisposto piani di “affiancamento”. Praticamente, una sedia per due. Ma già con l’andazzo normale le cose vanno maluccio figurarsi con il potenziamento.

Nella suggestione acculturata e renzista, dunque, la sostanza della “fase C” è risolta nella forestalizzare, ovvero, la trasformazione definitiva della scuola italiana : da parcheggio generazionale per gli studenti a posteggio sociale per gli insegnanti .

La “Buona Scuola”, quindi, buona a far nulla.

Commento redazionale

Buttafuoco da giornalista dimostra di essere informato bene e tempestivamente (l’invio dei potenziatori non è stato ancora completato) consapevole più e meglio di tanti specialisti che o farfugliano o tacciono visto che non ci sono veline del MIUR che spieghino a sufficienza i fatti conclamati esposti dal giornalista.

Il tono leggero e sarcastico del giornalista non inganni i lettori, infatti, il finale dell’articolo nonostante il tono, è realmente tragico.

Ma per i nostri lettori genitori e insegnanti vorremmo aggiungere qualche chiosa e qualche informazione.

  1. L’assegnazione dei professori alle scuole prescinde completamente dalle loro lauree e classi di concorso per le quali potrebbero insegnare “qualcosa”, purchessia, agli studenti. In un noto liceo di Roma è arrivato un docente abilitato ad insegnare “Diritto” ed un altro “Economia Aziendale”, ma è così, e così sarà fino all’ultima assegnazione, in tutte le scuole dell’acefalo impero renzista.

  2. Non si valuterebbe compiutamente tutto questo “ambaradam” se non si ricorda che due soli anni fa la conclusione del piano Gelmini, portò alla soppressione di 132mila posti di insegnante (ognuno nella sua classe in cui insegnare la disciplina per la quale era abilitato e prevista dagli ordinamenti scolatici). Il risultato di queste soppressioni furono la cancellazione di alcune discipline, i tagli di ore settimanali delle altre, l’accorpamento di altre ancora, la scomparsa di alcune sperimentazioni come il Piano Nazionale d’Informatica nei Licei di tutta Italia.

  3. Uno dei risultati di questa situazione di gelminana memoria è stato che tutti gli Ordini Professionali ai quali si accedeva dopo il diploma d’Istituto Tecnico o Professionale hanno chiuso i battenti per i diplomati (Periti agrari, Odontotecnici, Ottici, periti d’Impiantistica, ecc.) ed hanno posto la condizione della laurea per l’accesso alla professione. Alcuni stanno ventilando la possibilità che anche la laurea breve non sarà sufficiente e ci vorrà la laurea specialistica. Ma tutti sono consapevoli che le attività culturali e laboratoriali per cui le scuole erano attrezzate non potranno essere sostituite nemmeno dai master e dai decenni trascorsi alle università. Agli studenti sono stati risparmiate delle ore settimanali di scuola ma è stato tolto qualche anno si vita (dai 3 ai 5 anni) e soprattutto una competenza professionale che consentiva loro di accampare qualche diritto nel corso della vita lavorativa.

  4. Quello che Buttafuoco non sembra ignorare è che il provvedimento della “fase C” è emblematico della politica scolastica del governo renzista e dei governi precedenti, perlomeno dal 2000 quando ha imperversato Berlinguer sulla scuola italiana. Una politica scolastica che si rischia di non capire in tutta la sua portata quando si pensa che essa sia dettata dalla volontà di far “cassa”, subito ed ora a scapito dell’istruzione. La politica renzista, come risulta chiaro anche dal breve articolo di Buttafuoco è ben più lungimirante e strategica, ha come obiettivo per la scuola, quella pubblica soprattutto, che cessi di essere uno dei motori dello sviluppo civile ed economico del Paese. Meglio avere un esercito di perditempo da assistere e da colpevolizzare che lavoratori intellettuali impegnati nella emancipazione culturale e civile dei giovani.

E poi che c’è di meglio di una scuola forestalizzata (che contribuisce all’affossamento delle foreste) per poter finalmente eliminare il valore giuridico dei titoli di studio, per consentire alle varie caste di poter disporre di giovani braccia e cervelli annacquati, da cooptare nel sistema privo di diritti ma ricco di privilegi?

Gruppo NoINVALSI