Documento approvato a larghissima maggioranza dal Collegio dei Docenti dell’IMS “ Giordano Bruno “ di Roma

 document-40600_640L’Assemblea sindacale del Liceo “Giordano Bruno” si è riunita in data 8 ottobre 2014 per analizzare e discutere il progetto governativo di riforma denominato “La buona scuola”. Si tratta di un documento che, nei principi, intende affermare la centralità strategica di una buona scuola per il progresso civile del paese, restituendo anche dignità e importanza al ruolo degli insegnanti, ma che di fatto propone un insieme – spesso intricato e ammantato di retorica – di proposte vaghe e di indicazioni che non possono non suscitare preoccupazione e perplessità in chi nella scuola opera concretamente.

In particolare, si sottolineano le seguenti criticità:

  1. Non sono previsti nuovi investimenti nella scuola pubblica (considerato che il piano di assunzione dei precari è un provvedimento obbligato se si vogliono evitare le sanzioni dell’Unione Europea). Tutte le linee della riforma sembrano destinate, in effetti, ad un sostanziale taglio delle risorse;

  2. La promessa di nuove assunzioni appare funzionale soltanto ad una parziale copertura delle necessità di supplenza, senza prevedere un ampliamento dell’organico di diritto. In altre parole, le supplenze extra-organico esisteranno ancora;

  3. Non si parla, invece, del vero strumento utile a un riequilibrio degli organici: una diminuzione del numero di alunni per classe, auspicabile anche per garantire efficacia agli interventi educativi e didattici e attenzione reale alla diversità dei bisogni e delle risorse di ciascuno;

  4. Vengono aboliti del tutto gli scatti di anzianità, eliminando qualsiasi riconoscimento all’esperienza acquisita negli anni dai lavoratori della scuola (a differenza di quanto avviene in qualsiasi altro ambito lavorativo);

  5. Si propongono eventuali scatti stipendiali solo per il 66% di docenti “meritevoli” in ogni istituto, mentre il 33% ne rimarrà privo. Le conseguenze di un tale sistema di progressione lavorativa sono facilmente immaginabili. I docenti saranno spinti ad acquisire “crediti” e incarichi aggiuntivi, in una competizione feroce con i colleghi, o chiederanno il trasferimento in scuole meno qualificate, a scapito della continuità educativa e didattica. Alcuni verranno premiati secondo criteri opinabili (cosa succederebbe se in una scuola fossero “meritevoli” il 75%?o il 100%?); altri potrebbero andare in pensione con lo stesso stipendio ricevuto al momento del loro ingresso nella scuola;

  1. Viene prevista una riduzione delle prerogative degli Organi Collegiali della scuola, a vantaggio del Dirigente scolastico, il quale, coadiuvato anche da soggetti esterni e privati, assume sempre più un profilo manageriale, acquista un ruolo decisivo nella valutazione dei docenti e può ricorrere anche alla chiamata diretta dei lavoratori, prescindendo dal rispetto delle graduatorie;

  2. Si fa riferimento ad un nucleo di valutazione interno alle scuole, la cui funzione diviene decisiva ai fini dell’attribuzione degli scatti di merito (e dunque degli aumenti di stipendio), ma la cui composizione e i cui criteri di giudizio restano fondamentalmente confusi e poco definiti, se non per i riferimenti alla presenza in esso, oltre che del Dirigente, anche di un membro esterno alla scuola (dal profilo non precisato).

Va rilevato inoltre che, a fronte dell’invito a partecipare alla discussione in modo attivo, l’unico strumento che si offre a chi lavora nella scuola è un questionario preordinato che non dà modo di esporre un contributo ragionato o una contro-proposta articolata.

Su queste basi, l’Assemblea sindacale dell’istituto chiede con forza che il Governo, raccogliendo le voci preoccupate di chi da anni lavora direttamente nel mondo della scuola, riveda l’impianto complessivo della riforma e si impegni davvero a destinare nuove risorse e investimenti adeguati per riqualificare l’istruzione pubblica, riconoscendo la validità delle proposte contenute nella Legge di Iniziativa Popolare “Per un Buona Scuola per la Repubblica”, ripresentata recentemente al Parlamento.