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L’ultimo anello…

mafalda_non_molloIl mondo della scuola, a cominciare dai suoi lavoratori, nel 2015 ha fornito uno degli ormai rari esempi di forte opposizione a un provvedimento profondamente ingiusto, la cosiddetta riforma della Legge 107, varata da un pugno di parlamentari ossequiosi ai voleri del governo Renzi senza tener conto delle migliaia e migliaia di lavoratori che hanno scioperato e manifestato, dei pronunciamenti contrari dei collegi docenti, dei profili di incostituzionalità e del molto altro che si potrebbe aggiungere.

L’approvazione di quella legge nel luglio scorso ha in parte sgonfiato il grande movimento di opposizione, per via della percezione di una gestione fortemente antidemocratica del potere governativo che ha sprezzantemente ignorato la forza numerica e di pensiero di quanti hanno lottato contro questa controriforma. Tuttavia sono molte le scuole i cui collegi docenti ne hanno rifiutato l’attuazione, ad esempio non nominando i propri rappresentanti nel comitato di valutazione. È venuta meno però la mobilitazione di massa a cui tutti ci eravamo impegnati, a cominciare da quei sindacati che, dopo anni di colpevole inerzia, erano stati spinti a rivestire il ruolo che dovrebbe loro competere. I sindacati confederali, infatti, da settembre hanno preferito indire assemblee di gestione dell’esistente in cui hanno istruito sul modo migliore di sopravvivere nella scuola della 107. Questo terreno, sulla cui efficacia già si può discutere, è rimasto inoltre l’unico, e il mancato supporto della lotta ne ha aumentato in maniera evidente le difficoltà e la debolezza. Soltanto uno sciopero indetto dai sindacati di base a novembre, poi tutto lasciato a quanti nelle scuole hanno trovato ancora i modi e le forze per opporsi.

Ma ora siamo di fronte a un elemento ulteriore. Il MIUR sta siglando con le organizzazioni sindacali alcuni accordi importantissimi perché danno forma all’attuazione pratica di uno degli aspetti più aberranti della riforma, il modo in cui verranno assegnati gli incarichi ai docenti. Un primo passo è stato già fatto, con quell’accordo sulla mobilità che non ci piace perché legittima una distinzione tra docenti che hanno più diritti e altri che ne hanno meno, aprendo per questi ultimi la lotteria dell’assegnazione su tutte le province del territorio nazionale.

Manca un ultimo anello della catena, forse il più importante. L’accordo sulla mobilità prevede una sequenza contrattuale, cioè una prosecuzione, che dovrà stabilire i criteri attraverso cui i Dirigenti sceglieranno i docenti dagli ambiti territoriali. Noi riteniamo che un unico criterio sia valido, quello attivo nelle GAE: le chiamate dagli ambiti dovranno avvenire non per la scelta del singolo DS in base al curriculum del docente, ma sulla base del criterio oggettivo dato dal punteggio di anzianità e titoli. La partita è troppo importante per delegarla ai soli sindacalisti. Da un lato è bene che il MIUR sappia che dietro a coloro che siedono ai tavoli c’è tutto un mondo della scuola ancora pronto a mobilitarsi e ricacciare al mittente simili atti distruttivi del buon funzionamento della scuola pubblica. Dall’altro il nostro messaggio deve arrivare chiaro alle stesse organizzazioni sindacali: la nostra presenza fisica quando loro siederanno per la firma, dovrà far capire loro che non siamo disposti in alcun modo a far chiudere quest’ultimo anello della catena che ci vuole costretti in una scuola che non è la nostra. Siamo vigili e presenti, presidiamo il MIUR nei giorni della contrattazione!!