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Mozione del Collegio Docenti della scuola primaria dell’IC Pezzani di Milano

document-40600_640Al Consiglio d’Istituto
• All’Ufficio Scolastico Provinciale
• All’Ufficio Scolastico Regionale
• Al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca

Il Collegio dei Docenti della scuola primaria dell’IC Pezzani Milano, riunitosi in data 2/12/2014, in risposta all’invito del Governo, del MIUR e dell’USR (nota MIUR prot. N° 3043 del 2/10/2014; circolare~USR prot. N° 25529 del 3/10/2014), a discutere sulla proposta di riforma della scuola denominata “La buona scuola”, esprime preoccupazione per quanto previsto e in particolare per i seguenti aspetti:

1. Il piano “La buona scuola” interviene su una serie di materie che oggi sono oggetto di Contrattazione a livello nazionale (CCNL) e di Contrattazione Integrativa di istituto: progressioni stipendiali, mobilità del personale della scuola a livello regionale o locale, attribuzione degli incarichi aggiuntivi.

2. La riforma non prevede investimenti nella scuola pubblica, tranne che per la stabilizzazione dei precari, provvedimento in realtà già previsto dalla normativa europea, per cui tutte le novità inserite nella proposta verrebbero attuate a costo zero.

3. Le nuove assunzioni, di cui parla la riforma, appaiono funzionali solo ad una parziale copertura delle necessità di supplenza; l’organico funzionale, citato nella riforma, reperito solo dalle graduatorie ad esaurimento e non da quelle d’istituto, di fatto non aggiungerebbe cattedre all’organico di diritto ma creerebbe solo bacini di insegnanti a disposizione delle scuole o reti di scuole per coprire le assenze brevi.

4. Il documento “La buona scuola” non parla affatto del vero strumento utile per riequilibrare gli organici: l’abbassamento del numero degli alunni per classe, fondamentale per garantire efficacia negli interventi educativi e didattici e reale attenzione alla diversità dei bisogni e delle risorse di ciascuno.

5. La riforma non fa menzione del ripristino delle ore di compresenza nella scuola primaria. Pertanto, il docente dovrà continuare da solo a dover gestire classi troppo numerose, attuandovi didattiche personalizzate/differenziate per gli alunni bes, dsa o diversamente abili (nelle ore in cui per questi ultimi non è presente l’insegnante di sostegno).

6. L’abolizione degli scatti di anzianità e l’accesso alle progressioni stipendiali esclusivamente per merito (scatti di competenza) per il solo 66% del personale è penalizzante e mortificante. Appare peraltro discutibile in quanto stabilisce a monte una soglia di meritevoli e una percentuale di personale (34%) che sarà esclusa da qualsiasi progressione di stipendio per 3 anni, senza per altro indicare i criteri per l’individuazione di tali “meriti”

7. Gli “scatti di competenza” introdurranno una forte competizione tra docenti, mineranno la cooperazione, collaborazione e la condivisione dei saperi che sono stati fino ad oggi fondamentali per stimolare la didattica~e la creazione di un ambiente di lavoro coeso e positivo. I docenti, infatti, per poter rientrare nella quota del 66% dei “meritevoli”, saranno spinti ad accumulare “crediti”, e quindi oneri, oppure a chiedere il trasferimento in altra scuola, a danno della qualità dell’insegnamento e della continuità didattica.

8. La proposta di riforma interviene in senso peggiorativo – come il vecchio DDL Aprea-Ghizzoni – sulle prerogative degli organi collegiali, riducendo il ruolo dei lavoratori della scuola e rafforzando quello del Dirigente Scolastico e dei soggetti esterni e privati. Il Dirigente scolastico, secondo il nuovo profilo manageriale delineato nella riforma, acquisterebbe un ruolo decisivo nella valutazione dei docenti e potrebbe addirittura ricorrere alla chiamata diretta dei lavoratori, prescindendo dal rispetto delle graduatorie.

9. Nella riforma ci si riferisce ad un Nucleo di Valutazione interno alle scuole costituito dal DS, da docenti Mentor e da soggetti esterni. La sua funzione diverrebbe decisiva ai fini dell’attribuzione degli “scatti di competenza” e dunque degli aumenti di stipendio e all’attribuzione di risorse alla scuola stessa.

10. Le risorse sono assegnate alle scuole secondo criteri di premialità, collegati al sistema di valutazione favorendo così la competizione tra scuole

11. Entreranno ufficialmente nella scuola pubblica i finanziamenti di enti privati e di singoli cittadini che saranno chiamati a sopperire~alle sempre minori risorse investite. La dichiarazione di impossibilità da parte dello Stato di garantire finanziamenti alla scuola pubblica e la definizione di forme di collaborazione con enti privati appare gravemente in contrasto con lo spirito della Costituzione (art. 33 Comma 2 “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi) e, soprattutto, antitetico alla libertà d’insegnamento costituzionalmente tutelata (art. 33, comma 1: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”). Consegnare la scuola pubblica ai privati comporterà la rinuncia al ruolo educativo e formativo della scuola stessa e ad una spinta di tipo aziendale, concorrenziale e spesso conflittuale. Il reperimento dei finanziamenti da privati/genitori creerà solchi ancora più profondi tra scuole di serie A e scuole di serie B.

Per quanto esposto questo Collegio rifiuta il progetto di riforma “La Buona scuola” e invita il Governo a rivederne l’impianto complessivo e a impegnarsi nel destinare risorse e investimenti adeguati per riqualificare finalmente l’istruzione pubblica e una vera “buona scuola” del futuro.
In conclusione sulla base delle riflessioni svolte chiediamo:
1. la promozione di una comunità scolastica integrata e cooperante
2. l’assunzione della collegialità come prassi decisionale
3. la valorizzazione della professionalità dei docenti e il ripristino degli scatti di anzianità
4. la crescita scolastica e umana degli allievi attraverso la proposizione di una didattica libera nei metodi e nei contenuti
5. edifici non fatiscenti; attrezzature, palestre, laboratori e aule, idonei
6. un reale adeguamento agli standard scolastici europei, a partire dalle retribuzioni
7. che gli alunni che non parlano italiano compiano percorsi d’apprendimento specifici, con l’impiego di docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano “seconda lingua”
8. che gli alunni in situazioni di svantaggio (DSA, BES) siano aiutati a inserirsi nella comunità scolastica e nella società civile con l’ausilio di strumenti idonei e con l’assunzione di figure professionali ad hoc, adeguatamente formate e qualificate, in grado di rispondere ai loro specifici bisogni
9. l’implementazione delle ore di sostegno in ragione delle oggettive necessità di ogni singolo istituto per garantire degna assistenza ai bambini e ai ragazzi diversamente abili.
10. L’innalzamento dell’obbligo scolastico dai 5 fino ai 18 anni,
11. la pratica scolastica in classi con un numero massimo di 22 alunni come alternanza di lezioni frontali, attività laboratoriali, momenti ludico-educativi, lavoro individuale e cooperativo, organizzazione di scambi tra istituti e scuole di altri Paesi, interventi educativi aperti al territorio; ripristino del tempo pieno nella scuola primaria con due insegnanti e della compresenza.
Per compiere questo occorrono investimenti, rispetto ai quali lo Stato non può defilarsi adducendo la mancanza di risorse. Se davvero la scuola occupa nella vita della Nazione la centralità affermata nelle pagine del documento ministeriale, è venuto il momento di dimostrarlo, al di là della demagogia e degli annunci.

Il documento viene approvato dal Collegio della scuola primaria dell’IC Pezzani.