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Mozione dell’IC Tedeschi di Pratola Peligna (AQ)

document-40600_640Il collegio dei docenti dell’IC Tedeschi riunitosi in modalità a distanza in data 30 giugno 2020, dopo un confronto sulle modalità con cui la didattica ha funzionato in questa fase di emergenza sanitaria, esprime le seguenti considerazioni e richieste:

– Subito dopo l’annuncio della sospensione della didattica del 4 marzo scorso, molte e molti docenti hanno attivato spontaneamente modalità di contatto con i propri studenti, per fornire stimoli culturali in modo da non perdere del tutto il tempo della sospensione, evitando così che la comunità scolastica si disgregasse in una fase drammatica come questa. L’emergenza ci ha trovato pronti in quanto tutti i docenti e gli studenti erano o si sono dotati di una casella e-mail e accesso a tutte le APP di Google. Ci siamo inoltre subito attivati per raggiungere gli studenti privi di mezzi per la connessione e fornire per quanto possibile computer. Molte/i hanno dovuto formarsi in autonomia per adeguarsi alla nuova modalità didattica, tutti hanno visto di fatto aumentare il proprio carico di lavoro rispetto al normale funzionamento della scuola, con il venir meno de facto della separazione tra il tempo libero e quello lavorativo.

– Nonostante i nostri sforzi e i risultati che pure abbiamo raggiunto, abbiamo sperimentato in questi mesi i forti limiti di questa “distanza” nella relazione educativa, che l’hanno resa meno inclusiva e meno efficace. Siamo quindi in grado di affermare oggi che una “didattica a distanza” non può esistere al di fuori dell’emergenza che abbiamo vissuto.

– Esprimiamo quindi preoccupazione per l’intervento normativo messo in atto e programmato sulla “didattica a distanza”, che nel frattempo è diventata un’attività obbligatoria, che sembra una modalità a cui il ministero dell’istruzione non voglia rinunciare neanche per il prossimo anno scolastico. E’ venuto il momento di affrontare le emergenze che esistevano nell’istruzione ben prima del Covid19 e che quest’epidemia non ha fatto altro che mettere sotto i riflettori: le classi sovraffollate, la mancanza di spazi per l’istruzione, la sicurezza delle nostre scuole, la precarietà di una larga fetta del personale scolastico. Crediamo che affrontando questi problemi si possa andare nella direzione di garantire il diritto all’istruzione, quella vera, fatta in presenza, ai nostri studenti e studentesse.

– Chiediamo che da subito il governo ponga in essere investimenti straordinari ed ingenti, invertendo la rotta delle politiche di tagli sull’istruzione pubblica degli ultimi trent’anni. Il numero di alunni per ciascuna classe deve essere ridotto, consentendo sia un maggiore distanziamento fisico all’interno delle aule, che una didattica più efficace e partecipativa. Gli spazi per fare scuola devono aumentare in modo da permettere un rientro a scuola in sicurezza. Da subito vanno trovati spazi pubblici e privati per il rientro a settembre e vanno messe in cantiere le necessarie opere di edilizia scolastica. Devono aumentare: il personale scolastico, i docenti, gli assistenti tecnici e amministrativi, i collaboratori, prevedendo un piano straordinario di assunzioni e garantendo da subito un contratto a tempo indeterminato alle tante e ai tanti da troppo tempo ancora con contratti precari.

– Serve quindi una visione della scuola completamente opposta a quella “a distanza”, opposta a chi pensa ancora una volta di risparmiare sul diritto all’istruzione, tagliando gli orari di lezione (tanto poi si fa lezione “a distanza”), aumentando gli orari di lavoro (doppi turni, lavoro in classe e in remoto…). Serve una scuola vera, in presenza e in sicurezza, che richiede risorse per troppo tempo negate a questo settore. Come la sanità pubblica, l’istruzione pubblica va considerata un pilastro della convivenza civile e come tale va prioritariamente finanziata.

– Crediamo infine di prioritaria importanza per l’anno a venire rivedere, anche in deroga, i criteri di formazione delle classi iniziali di ciclo delle scuole, con particolare riguardo ai numeri complessivi minimi e massimi, che devono essere ridotti al fine di evitare quanto più possibile il sovraffollamento delle classi e agevolare la nostra organizzazione delle attività in presenza mantenendo il necessario distanziamento sociale.