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Mozione dell’Istituto Professionale Statale “Cossar da Vinci” di Gorizia sulla “Buona Scuola”

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Il personale scolastico dell’Istituto Professionale Statale “Cossar – Da Vinci” di Gorizia, in data 17 dicembre 2014, ha approvato il testo della seguente mozione.

MOZIONE

Il personale lavoratore del “Cossar – Da Vinci” di Gorizia, in risposta all’invito del Governo, del MIUR e dell’USR (nota MIUR prot. n° 3043 del 2/10/2014; circolare USR prot. n° 25529 del 3/10/2014), a discutere sulla proposta di riforma “La buona scuola”, dopo un’attenta analisi, esprime profondo disagio e grande preoccupazione, in particolare relativamente ai seguenti aspetti:

1) Il piano “La buona scuola” interviene su una serie di questioni che dovrebbero invece essere oggetto del CCNL o della Contrattazione Nazionale di II livello: progressioni stipendiali, mobilità del personale della scuola a livello regionale o locale, attribuzione incarichi aggiuntivi. Per contro, il nostro contratto di lavoro, contrattato da Aran e Rappresentanze Sindacali, rimarrà bloccato fino al 31 dicembre 2015 e probabilmente fino al 2018.

2) I costi relativi alla stabilizzazione dei precari, già prevista dalla normativa europea, secondo cui i lavoratori dopo 36 mesi di precariato devono essere immessi in ruolo, nel documento “La Buona Scuola” vengono scaricati interamente sul personale assunto a tempo indeterminato (vedi scatti contrattuali eliminati citati sotto).

3) L’abolizione degli scatti di anzianità costituisce un fatto unico in Europa ed è tanto più grave in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, dove lo scatto stipendiale serve a malapena a coprire l’aumento del costo della vita. Chiediamo quindi che gli scaloni stipendiali siano mantenuti.

4) Si condanna la progressione per il solo 66% del personale, che non garantisce a tutti gli stessi diritti e opportunità, ma sarebbe preferibile un sistema misto che tenga conto dell’anzianità di servizio e una valutazione base da raggiungere. In questo modo verrebbe chiesto ai docenti di seguire un percorso formativo minimo garantendo così il diritto agli scatti a tutti i lavoratori.

5) Le scuole della nostra regione sono frequentate da numerosi alunni extra comunitari; in alcune classi, soprattutto della primaria, si arriva a superare di gran lunga il 50% del totale degli studenti, bisognosi di solidi percorsi mirati di alfabetizzazione. Di ciò non parlano in alcun modo le linee guida della “Buona Scuola”, che invece propongono come novità insegnamenti già obbligatori (es. lingua inglese alla primaria).

Quindi il documento non parte da un’analisi dei bisogni e da una fotografia della situazione delle scuole italiane, così diversa nel Territorio nazionale, ma propone delle proposte, certamente accattivanti (coding, musica, storia dell’arte, lingua inglese, informatica …) ma non rispondente ai reali bisogni degli studenti delle scuole della ns. Regione. Tout court, le linee guide non prevedono una contestualizzazione delle risorse e degli interventi in genere.

6) Chi lavorerà nell’organico funzionale avrà un compito diverso da quello dell’insegnante classico (dovrà coprire le supplenze, svolgerà un ruolo di raccordo tra i vari ordini di scuola, potrà essere su più istituti), poi però permangono molti interrogativi.

Verrà consentito il passaggio da una situazione lavorativa all’altra, se sì con quale criterio e a quali condizioni? Sarebbe importante riuscire a restringere l’organico funzionale alle singole scuole, evitando di assumere docenti su più scuole o addirittura su più province, anche perché sarebbe al medesimo stipendio del lavoro classico di docente.

Si ipotizza che qualche docente già in ruolo passi all’organico funzionale volontariamente. Nel caso in cui non ci dovessero essere volontari, quale sarà la posizione del governo-scuola pubblica? Sarebbe scorretto costringere dei docenti, siano questi a fine carriera oppure no, a compiere mansioni per cui non sono stati assunti (a quali condizioni poi?). Ne nascerebbero nuovi contenziosi di certo.

7) Nella proposta del governo si prevede il finanziamento alla scuola da parte di privati, associazioni, fondazioni, imprese, genitori e studenti; soggetti che in questo momento non hanno capacità finanziaria per poter partecipare economicamente a questa proposta.

Poi, comunque, qualora i privati entrassero nella scuola, di conseguenza potrebbero influenzare non poco le decisioni prese internamente, trasformando la scuola pubblica in privata e il Consiglio d’Istituto in un Consiglio di Amministrazione.

Va comunque considerato il fatto che, in presenza di aziende illuminate e con disponibilità economica, avvengono già importanti collaborazioni con i relativi finanziamenti che sponsorizzano i progetti stessi.

8) I riferimenti alla possibilità della chiamata diretta da parte del Dirigente per creare la propria “squadra” con i docenti più “adatti” sono molto preoccupanti. Questa si configura come una sorta di cooptazione, non legata a criteri oggettivi, in quanto legittima un rafforzamento del ruolo, delle prerogative e dell’arbitrio del Dirigente Scolastico nel reclutamento del personale e nell’utilizzo delle risorse professionali.

9) Mancano quasi del tutto riferimenti precisi al personale ATA: assistenti amministrativi e tecnici, ma anche collaboratori scolastici che non vengono mai nemmeno nominati se non per l’accenno alla digitalizzazione ed a un eventuale taglio.

10) In riferimento alla scuola digitale non possiamo far altro che ricordare le pressioni fatte dal collegio docenti alla Provincia di Gorizia per avere la rete wifi. Il fatto che la copertura di rete per la scuola non sia arrivata, ha obbligato una parte dei docenti ad acquistare, a spese proprie, smart phone e computer portatili per l’utilizzo del registro elettronico in classe, tutto tutto senza agevolazioni di alcun tipo.

11) Inriferimento all’alternanza Scuola-Lavoro obbligatoria di almeno 200 ore l’anno per gli ultimi 3 anni degli istituti tecnici e professionali, va evidenziato che la nostra scuola che è un professionale già da anni provvede ad effettuare gli stage di tre settimane, quindi nel caso specifico si tratterebbe solamente di aggiungere un po’ di ore. Proprio perché conosciamo la problematica evidenziamo gravi discrepanze tra il dire ed il fare: far entrare gli alunni nelle fabbriche, nei laboratori, nei negozi e nelle strutture pubbliche di vario genere è una impresa titanica annuale e a volte impossibile. Le norme sulla sicurezza del lavoro degli stagisti rappresentano ostacoli insormontabili da parte della scuola e problemi notevoli di responsabilità dei datori di lavoro. Non esiste una strategia, una sinergia tra Stato e datori di lavori per l’accesso degli stagisti sul luogo di lavoro, tutto avviene addossando la parte organizzativa alle scuole, le quali poi incrociano le dita sperando che non accadano incidenti.

12) La soluzione proposta di estinguere nel settembre 2015 le GAE per poi procedere alle assunzioni con cadenza regolare di concorsi legati alle immissioni in ruolo diretta viene giudicata come una cosa da evitare. Avrebbe costi elevati, non verrebbe seguita una reale graduatoria di merito. Si propone invece di proseguire con l’immissione nelle GAE di coloro che hanno seguiti I corsi di PAS, TFA e tutti coloro citati a pag. 31 del documenti “La Buona Scuola”, privilegiando chi ha già svolto servizio nella scuola con un riconoscimento a livello di punteggio.

Per la gestione delle future GAE si propone un percorso formativo dei nuovi docenti, che veda il potenziamento dell’anno abilitante coincidente con il terzo anno della laurea ad indirizzo magistrale (esposto anche nella Buona Scuola). In questo anno lo studente potrebbe scegliere il percorso curricolare, sostegno o organico funzionale; tutti a numero chiuso in funzione delle esigenze. I soli elementi utili x la futura graduatoria potrebbero essere: titoli, voti durante l’anno di formazione abilitante, valutazione del periodo del tirocinio.

In sostanza, con il presente documento non viene giudicato positivo quanto proposto nella “Buona Scuola”. Mentre riteniamo siano di tutt’altro respiro i contenuti presenti nella LIP (Legge di Iniziativa Popolare), e appoggiamo quanto qui proposto, come ad esempio la riduzione delle classi ad un numero congruo di 22 alunni (19 con alunni certificati diversamente abili), il finanziamento della scuola pubblica con il 6% del PIL, rendere obbligatorio l’ultimo anno delle scuole d’infanzia.