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Parere del Consiglio di Istituto dell’IC. via Crivelli di Roma sulla proposta di riforma “La buona scuola”

document-40600_640MOZIONE APPROVATA ALL’UNANIMITÀ IN DATA 6 FEBBRAIO 2015

Il Consiglio di Istituto dell’IC. Via Crivelli di Roma, in risposta all’invito del Governo, del MIUR e dell’USR (nota MIUR prot. n° 3043 del 2/10/2014; circolare USR prot. n° 25529 del 3/10/2014), a discutere sulla proposta di riforma “La Buona Scuola”, dopo un’attenta analisi del documento, esprime profonda preoccupazione per i seguenti aspetti:

  1. Il depotenziamento degli organi collegiali ridotti a meri organi consultivi lo consideriamo un grave attacco ad uno strumento democratico per mezzo del quale studenti, genitori, insegnanti e personale ATA, veri protagonisti del sistema scuola, esercitano il loro diritto a partecipare attivamente nelle istituzioni scolastiche anche perché la definizione dei nuovi organi collegiali proposta nel documento appare rinviata a un “domani” non ben definito.

  2. Il rafforzamento dei poteri del Dirigente Scolastico, che potrà scegliere in modo discrezionale il personale della scuola e le mansioni da assegnare a ciascuno, trasforma la scuola a tutti gli effetti in un’azienda, annullando di fatto la dimensione collegiale ed esponendo il sistema a pericolosissime derive autoritarie e clientelari. L’attuale evoluzione verso un modello dirigenziale, che intenderebbe essere vicino a una “leadership educativa”, trasforma il Dirigente in un semplice datore di lavoro in grado di assolvere a compiti meramente organizzativi, senza tener in minimo conto il suo fondamentale ruolo pedagogico-didattico.

  3. Abrogazione del consiglio di classe, il quale riteniamo sia garanzia di una valutazione responsabile, collegiale e democratica. Critichiamo anche la prepotente intromissione dell’INVALSI e dei suoi metodi valutativi, standardizzati, quantitativi, pseudo oggettivi, ultimo tassello di un’involuzione iniziata con la restaurazione del voto numerico, retaggio di un approccio di tipo selettivo in cui il voto è inteso come “premio” o “castigo”, “debito” o “credito”. Ricordiamo che il voto numerico è stato reintrodotto a scapito delle schede di valutazione, frutto di decennali riflessioni e avanzate esperienze pedagogico educative atte a evitare dannose semplificazioni valutatorie e a favorire un sereno percorso educativo di crescita, scevro da ansie e frustranti competizioni.

  4. La dichiarazione di impossibilità da parte dello Stato, contenuta nel piano, di garantire i finanziamenti alla scuola pubblica e la definizione di forme di collaborazione con enti privati appare gravemente in contrasto con il mandato istituzionale che la Costituzione assegna alla scuola della Repubblica. L’ingresso nel finanziamento della scuola di fondazioni, imprese, associazioni, ecc., che si accompagna al ritiro dello Stato – non più tenuto a garantire un servizio scolastico uniforme attraverso la fiscalità generale – condiziona l’insegnamento ad interessi privati e finalità didattiche non libere.

  5. L’abolizione degli scatti di anzianità e l’accesso alle progressioni per il solo 66% del personale è penalizzante e mortificante per la totalità dei docenti; discutibile in quanto stabilisce a monte una soglia di meritevoli e una percentuale di personale che sarà esclusa da qualsiasi progressione di stipendio; problematica quanto all’individuazione di criteri di definizione di tale “merito”. Gli “scatti di competenza” introdurranno una forte competizione tra insegnanti, mineranno, a parer nostro, la cooperazione e la collaborazione che sono invece fondamentali per stimolare la didattica e la creazione di un ambiente di lavoro coeso e positivo. I docenti, infatti, per essere compresi nel 66% dei “meritevoli”, immaginiamo saranno spinti ad accumulare “crediti”, e quindi oneri, magari senza alcuna retribuzione accessoria, oppure a chiedere il trasferimento in altra scuola, a danno della qualità dell’insegnamento e della continuità didattica. La vita scolastica per essere “utile” alla società dovrebbe porsi come una comunità educante. Inserire al suo interno un meccanismo di competitività solo per avere un riconoscimento economico miserevole di circa 20 euro per ogni anno appare dunque completamente errato e fuorviante. Si dovrebbe dare spazio alla collaborazione incoraggiando gli insegnanti a migliorarsi ed emulare i colleghi più competenti a prescindere da premi o punizioni, per il bene comune della società.

  6. L’istituzione dell’organico funzionale per reti di scuole rischia di trasformare una parte dei docenti che oggi lavorano nelle scuole con contratti fino al termine delle attività didattiche in “sostituti” del personale assente; la maggioranza delle nuove assunzioni non aggiungerà cattedre all’organico di diritto, mentre si creeranno bacini di docenti a disposizione di più scuole. Oggi i nuovi assunti, domani tutto il personale docente. L’organico funzionale alla nascita della scuola della autonomia era il punto di forza per potenziare l’offerta formativa di ogni istituto scolastico, negli anni ha perso il suo valore iniziale per scomparire del tutto a causa dei tagli alla spesa pubblica, ora nella Buona scuola appare non chiaro a che cosa sia funzionale, sembra avere più un ruolo di ”tappabuchi”. Dovrebbe invece dare spazio e respiro ad una progettualità ormai dormiente. Il potenziamento che viene descritto di alcune materie non sembra essere di facile integrazione nell’organizzazione oraria. È opportuno mettere in piedi laboratori, ambienti, attività che si collocano in alternativa alle lezioni frontali nella scuola del futuro in linea anche con la possibilità di accogliere sempre meglio l’”altro” e il diverso che è anche dentro ognuno di noi.

  7. L’esposizione telematica di un portfolio dei singoli docenti, oltre a non offrire alle famiglie elementi per un giudizio ragionato sulla professionalità dei docenti, alimenta una concezione commerciale e pubblicitaria dell’insegnamento, che contrasta la funzione educativa della scuola e trasforma l’apprendimento in una merce da conformare alle richieste del mercato. Non è facile poter quantificare le competenze di un docente e non possono essere delegate solo alla sua formazione e aggiornamento, che certamente sono importanti e basilari, ma che – se non coniugate ad altre qualità relazionali – possono diventare sterili e impotenti nel formare il futuro cittadino.

  8. Il C.d.I. esprime inoltre la sua contrarietà nel merito, in quanto interviene su una serie di materie che sono oggi oggetto del CCNL o della Contrattazione Nazionale di II livello: progressioni stipendiali, mobilità del personale della scuola a livello regionale o locale, attribuzione incarichi aggiuntivi.

  9. Il progetto di riforma La Buona Scuola non prevede investimenti nella scuola pubblica, tranne che per la stabilizzazione dei precari in realtà già prevista dalla normativa europea, per cui tutte le novità inserite nella proposta verrebbero attuate a costo zero.

  10. Nel documento non si parla né si accenna al personale ATA, non viene presa in considerazione la loro importanza per il buon andamento organizzativo della vita scolastica. Sollecitiamo una migliore definizione del loro ruolo che negli anni si è completamente modificato caricandosi di nuove quanto estranee responsabilità e competenze.

  11. Si prenda seriamente atto del fenomeno delle “molestie burocratiche” accertando quanto questa pratica sia frequente nella scuola è quanto sistematicamente venga ignorata.

II C.d.I. chiede inoltre:

 l’impegno del governo per un serio ed urgente piano di investimenti nella scuola statale;
• il miglioramento delle strutture scolastiche e la loro messa in sicurezza;
• il ripristino del MOF in modo da retribuire adeguatamente quanti si impegnano nella scuola in funzioni non strettamente legate alle attività didattiche.

Inoltre i sottoscritti ritengono che per rilanciare e riqualificare l’istruzione pubblica statale occorrono risorse economiche aggiuntive, sottratte in questi ultimi anni da tutti i governi, per riportare la spesa dell’Italia in istruzione, formazione e ricerca ai livelli della media europea, cioè al 6%, come è espressamente richiesto dalla legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola della Repubblica”, attualmente in discussione in Parlamento.