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Le Perle del Maxiemendamento: Perla n.5

asilo-nidoMaxiemendamento: perla n.5

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni

Follia e improvvisazione

L’idea di fondere in una unica istituzione l’attuale Scuola dell’Infanzia e gli Asili Nido, puzza di bruciato a distanza di un chilometro.

Intanto sono due settori non hanno alcun bisogno di essere riformati ma solo di essere realizzati nella misura necessaria in Italia per soddisfare la domanda ampiamente insoddisfatta.

Dedicare a queste due istituzioni una riforma non ci sono dubbi che, allo stato attuale delle cose, abbia due soli possibili scopi:

  1. Non procedere ad ampliare e l’offerta di strutture di cui il paese ha urgente bisogno.

  2. Procedere nella ulteriore privatizzazione di entrambi questi due “servizi”.

  3. Modificare al ribasso e al degrado della qualità come sta venendo molte situazioni soprattutto aumentando il rapporto bambini educatrici/maestre.

SCUOLA DELL’INFANZIA*

I modelli pedagogici che caratterizzano questo ordine di scuola in Italia (già Scuola Materna) sono tra i più avanzati e studiati nel mondo. Hanno ispirato l’istituzione di molti altri paesi. In Italia l’istituzione della Scuola Materna pubblica statale risale al 1968. La frequenza non era (e non è) obbligatoria, ma “gratuita” .Oggi il 95% dei bambini dai 3 ai 6 anni frequenta la scuola dell’infanzia, il 57% in scuole statali, il 4,1% nelle scuole comunali, il 39% nelle scuole private.

La legge prevedeva che non fossero istituite scuole pubbliche là dove la domanda veniva soddisfatta da quelle private. Oggi a Roma e in tutto il Paese esistono scuole pubbliche che hanno fino a 200 alunni in “lista di attesa”. Molti di loro confluiscono forzatamente nelle scuole private (soprattutto cattoliche) per mancanza di posti nelle scuole pubbliche.

I contenuti e le prassi educative sono inserite negli “Orientamenti Programmatici ”,recentemente riformati dal Ministro Profumo nel 2012 come ”Indicazioni Nazionali” con tagli, banalizzazioni, approssimazioni.

ASILI NIDO

La legge istitutiva degli Asili Nido Pubblici risale al 1971, (stesso anno dell’Istituzione del Tempo Pieno nelle scuole elementari e medie). La domanda di asili si calcola sia soddisfatta al 10-13% del suo fabbisogno. All’atto della sua istituzione ne vennero creati 3.600 in un solo anno. La spesa dello stato per i finanziamento con uno sdaziamento iniziale per il quinquennio di 70 miliardi di lire ( 1971!).

Attualmente (2012, ISTAT) sono 198 mila bambini che li frequentano (il 13% della potenziale domanda),

il contributo dei genitori supera i 300 milioni l’anno 1/5 della spesa totale. Il numero di asili pubblici, con una spesa media dei genitori di 1.500 euro l’anno. Nell’anno 2012 il numero dei bambini è diminuito mentre è cresciuta la spesa per le rette a carico dei genitori.

SI CAPISCE BENE…

Il governo vuole risparmiare secondo un modello già avviato nei Comuni: diminuire gli Asili Nido pubblici, aumentare le convenzioni e i pagamenti agli asili privati, diminuire gli standard di qualità, aumentare gli alunni nelle sezioni della scuola dell’Infanzia, alzare il rapporto fra lattanti e divezzi rispetto alle educatrici (quest’anno, il Comune di Roma ha provato ad alzare in numero da 6 a 7/8 bambini ad educatrice, tagliare i tempi della permanenza, non chiamare le supplenti in caso di assenza del personale).

UN MAQUILLAGE PER LA LEGGE

Nonostante che per i lettori addetti ai lavori il testo sia leggibile dentro e sotto le righe, per la maggior parte dei cittadini, frasi quali “generalizzazione della scuola dell’Infanzia” risultano accattivanti, alludono ad una sua crescita e sviluppo assolutamente in contraddizione con gli aspetti finanziari della legge che non lasciano dubbi sui tagli.

CONCLUSIONI

Questi due ordini di scuola sono emblematici del modo in cui è possibile governare l’attuale crisi, almeno per i suoi aspetti contingenti. Negli anni i cui sono nati e sono stati finanziati i servizi hanno creato centinaia di migliaia di posti di lavoro. Lo sviluppo civile e culturale ha preceduto ed è stato una delle cause dello sviluppo economico, in un periodo in cui la disoccupazione fisiologica NON SUPERAVA IL 3%,

E’ bene ricordare che, fino al 1982 (governo Craxi), il DEBITO PUBBLICO NON HA MAI OLTREPASSATO IL 60% DEL PIL.

Oggi più di allora, la domanda aggregata è sempre più rivolta ai sevizi ed alla cura della persona.

Quando si tratta di investimento nel sociale la classificazione della spesa come debito è dovuta allo spostamento dell’attenzione dal fattore economico a quello ideologico. Tagliare i servizi pubblici, aumentare la disoccupazione, lo abbiamo visto, provoca un terribile circolo vizioso.

Autoconvocati della scuola Roma

*(http://archivio.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/2000/materna.pdf)

Per scaricare il volantino: Perla n.5 def comma 181 f) 0-6. Maxiemendamento

Memoria dell’Associazione nazionale “Per la Scuola della Repubblica”: Perla n,5 Ter. Memoria_scuolarep_DDL_0-6 da LIP-Bruno

Comma 181 a cura di Renata Puleo: PERLA N.5 bis. COMMA 181 PUNTO f. 0-6 ANNI (4)