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Resoconto riunione del 5 Gennaio 2015

invalsi43L’obiettivo del resoconto è di dare l’informazione significativa agli assenti.

La sala piena ha visto gli interventi di numerosi iscritti a parlare. La riunione si aperta con due relazioni.

La prima (Renata Puleo, NoINVALSI) ha presentato una lettura critica del Rapporto di Autovalutazione, (RAV), la  cui procedura prevede una prima fase costituita dalla formazione delle Unità di Valutazione nelle scuole. ( C.M.47/14: “A tal fine, le scuole si doteranno di ununità di autovalutazione, costituita preferibilmente dal dirigente scolastico, dal docente referente della valutazione e da uno o più docenti con adeguata professionalità individuati dal Collegio dei docenti.”).

Renata premette che la posizione del Gruppo NoINVALSI è decisamente per la non operatività, quindi per la netta opposizione all’avvio della procedura da parte della dirigenza (non candidarsi come membri delle Unità,  non accettare la pratica delle cooptazioni).

La disamina consiste nell’enucleazione dei punti-chiave di 4 documenti (tutti reperibili nel sito ufficiale dell’INVALSI):

1) la lettera di presentazione del Ministro

2) il Quadro di riferimento teorico

3) il FORMAT predisposto dall’Invalsi per redigere il RAV

4) la mappa dei descrittori.

a)      Il carattere prevalente dei 4 documenti e delle relative attività è informato dalla totale autoreferenzialità dell’INVALSI; i testi e le esperienze citate nel Quadro di Riferimento, che costituiscono il contesto scientifico, epistemologico, esperienziale, nel quale l’Autovalutazione dovrebbe svolgersi, rimandano unicamente alle prove svolte in ambito INVALSI e OCSE-PISA,  senza alcuna possibilità di riferimento a esistenti esperienze, non meramente quantitative (test, questionari chiusi, raccolta statistica di dati, ecc). Significativa l’assenza dell’esperienza finlandese che di grande e positiva rilevanza non è compatibile con il quadro teorico che si vuol disegnare.

b)      La mancanza di un glossario della ricerca, l’ambiguità nell’uso delle parole, ha come conseguenza immediata quella di spiazzare i “compilatori” rendendo dubbio, ambiguo, il senso e i risultati che eventualmente si ricercano. Una sciatteria programmata per impedire un’indagine seria, non eterodiretta.

c)      L’impianto dell’Autovalutazione conferma il carattere del lavoro decennale dell’INVALSI, che certo non è un’agenzia di ricerca inserita nel contesto della comunità scientifica nazionale o internazionale.

d)       L’attività dei compilatori del Rapporto (RAV) sarà esclusivamente o prevalentemente esecutiva. Le domande poste sono fortemente stringenti e formulate per risposte già previste; la gran parte dei dati da inserire sarà un lavoro esclusivamente  d’inserimento di valori provenienti da altre fonti  quali l’ISTAT e l’INVALSI medesimo.

Renata ipotizza che lo scenario, alla fine di questa operazione, potrebbe essere il seguente:

visto che nessuna scuola piazzerà se stessa, nella scala di valutazione, né al posto 1 (massima inadeguatezza) né al posto 7 (eccellenza, efficacia, ecc) ma si terrà in media res, le ispezioni a campione verranno effettuate solo per confermare l’esistente (una scuola  di valore medio, bisognosa di assistenza scientifica perché possa progettare piani di miglioramento); la macchina premiale avrà la sua buona giustificazione, ogni scuola avrà il suo buon 66% di competenti con scatto programmato di stipendio.

 

La seconda relazione (Piero, NoINVALSI) è dedicata alla presentazione della DICHIARAZIONE DI OBBEDIENZA CIVILE, come strumento di opposizione non solo alla rilevazione degli apprendimenti ma alla stessa implementazione del Servizio Nazionale di Valutazione. La dichiarazione si basa su una contraddizione che si è venuta creando  rispetto al tema della valutazione scolastica, punto cardine della normativa che ha consentito all’INVALSI di operare negli ultimi dieci anni.

La normativa con radici nella Costituzione, di ispirazione democratica, influenzata dalla pedagogia popolare, progressista e cooperativa [scuola media unica (1962), la scuola materna statale (1968), la liberalizzazione dell’accesso all’università, gli asili nido pubblici (1969), il tempo pieno (1970), la legge 517 (1977), gli Organi Collegiali (1974), i nuovi programmi della scuola elementare (1985), il Testo Unico delle leggi sull’Istruzione (1994) ], malgrado i colpi inferti dai governi dal 1999, mostra ancora visibili i suoi effetti positivi In tutti questi testi legislativi e nella normativa attuativa ha sempre avuto uno spazio specifico la valutazione degli alunni/studenti e dei loro apprendimenti.

Dalla fine degli anni ’90 ha preso corpo una normativa antidemocratica, sostanzialmente anticostituzionale, spesso extraparlamentare, fatta di “atti aventi valore di legge”, quali i Decreti Legge, i Decreti Delegati, gli articolati e i commi specifici inseriti nelle leggi finanziarie….tutti i possibili escamotage per aggirare la sovranità popolare e le stesse aule parlamentari, mediante un’attività legislativa che la Costituzione prevede solo per casi di urgenza e di grave necessità. Tali norme sono destinate a sostenere una valutazione tecnocratica senza alcun valore formativo e pedagogico, in netta opposizione alla valutazione collegiale, cooperativa, umanistica.

Questa  base legislativa forgiata dall’Esecutivo, ha poi dato vita ad una polluzione di normativa secondaria e pseudo-normativa, pervasiva, ridondante e altalenante, Regolamenti, Direttive, Circolari Ministeriali che, dal punto di vista del diritto pubblico, hanno valore zero senza un sostegno legislativo che le preveda e le limiti. Un effetto devastante di asfissia per la vita della scuola di base.

La DICHIARAZIONE DI OBBEDIENZA CIVILE che proponiamo come gruppo NoINVALSI consente, non solo di opporsi alle pratiche dell’Istituto, ma soprattutto di denunciare il malcostume politico, la deriva autoritaria, tipici dell’espropriazione della funzione legislativa dalla sua sede parlamentare.

 

In questa contraddizione potrebbe giocare un ruolo importante per la diffusione dell’opposizione e il suo radicamento, il ricorso presentato a settembre del 2013 della FLC/CGIL volto ad ottenere la sanzione di illegittimità  per il DPR 80/2013 (regolamento del SNV) e la normativa derivata.

Poiché sono inesplicabili le mancate pubblicità e propaganda da parte della CGIL sulla propria iniziativa, è importantissimo, non solo darne notizia ma, a prescindere dall’esito giuridico, utilizzare gli argomenti su cui si fonda il ricorso. In primis, la caratteristica di anticostituzionalità del Regolamento che implementa il SNV in quanto  approvato da un governo  dimissionato e firmato ugualmente dal Presidente della Repubblica; a seguire il mancato adeguamento del testo ai pareri negativi del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI); la violazione in più  forme della libertà d’insegnamento, di cui la valutazione degli apprendimenti è fulcro, sancita dalla Costituzione.

Nel dibattito si sono succeduti gli interventi di: Renato, Rossella, Antonia, Roberto, Marco 1, Marina, Francesco, Pina, Marco2, Pasqua, Pierangela, Valentina. Gli argomenti che hanno impegnato maggiormente la discussione sono stati:  la difficoltà ad interloquire e a coinvolgere i colleghi nelle scuole;  le modalità e gli obiettivi dell’opposizione alla “autovalutazione” dell’INVALSI mediante un programma di massima e uno per obiettivi minimi, in relazione ai rapporti di forza; la necessità di coinvolgimento dei genitori nell’opposizione alle prove standardizzate; l’opposizione a  “ La Buona Scuola” di Renzi, incardinata per la parte più delicata proprio al ruolo del servizio di valutazione nazionale.

– L’argomento maggiormente ricorrente negli interventi è stato quello dell’atteggiamento dei colleghi nelle scuole che, nella generalità dei casi, risulta subalterno ai diktat dei Dirigenti. Le cause individuate sono numerose e diverse: la stanchezza, la delusione, la paura, la scelta deliberata della subalternità…Particolarmente significativa l’esperienza di un docente che ha accostato l’attuale condizioni di lavoro nella scuola alle condizioni di sottomissione, incertezza e subalternità dell’esperienza di lavoro da lui vissuta  20 anni fa, in una condizione privatistica. Altri riferimenti sono stati fatti all’approvazione del Jobs Act da parte del Governo e del Parlamento, con la asserita/minacciata estensione della libertà di licenziamento nel pubblico impiego.

– Le proposte per superare queste difficoltà sono state numerose. Ad es.: la redazione di materiali che documentino buone pratiche di lavoro e di valutazione coerenti con la legislazione indicata nel testo di Obbedienza Civile; la realizzazione di  un VADEMECUM con tutte le informazioni necessarie, i supporti culturali e politici, per persuadere e convincere i collegi ad opporsi; la richiesta ai Sindacati, FLC/CGIL in primis, di esprimersi chiaramente e supportare le lotte degli insegnanti. L’impegno nella prossima campagna elettorale per le RSU affinché le ragioni degli Autoconvocati possano circolare nelle scuole e tra i colleghi, mediante lo svolgendo delle indispensabili assemblee.

– Si è manifestata qualche perplessità sulla posizione espressa da Renata (come NoINVALSI) e da   Marina Boscaino, per un deciso no ad ogni tipo di partecipazione alle unità o ai nuclei di autovalutazione. Le perplessità riguardano la possibilità, quasi certezza, che i dirigenti trovino comunque dei colleghi disponibili e complici, e la necessità di condizionare anche dall’interno l’attività delle unità di autovalutazione. Renato propone che vi sia un posizione di “massima” che prevede la non partecipazione, la bocciatura del collegi dei docenti, la non candidatura, e una posizione di “minima” sulla quale attestarsi se non passa nella scuola quella “massima”, in modo che sia possibile un controllo dall’interno dei nuclei. Piero sostiene che anche nella posizione di “minima” si possa proporre di praticare l’azione antinvalsi e la denuncia mediante una auto-valutazione  antagonista, sulla scia della legislazione costituzionale e democratica e dell’articolo 15 della LIP. Si potrebbero ad esempio evidenziare: la discontinuità educativa e didattica causata dall’uso del precariato, i tagli del tempo scuola alle discipline operati dalla Gelmini, la riduzione drastica delle supplenze brevi con la conseguente diminuzione di tempo scuola, operati nel più profondo disprezzo per gli alunni /studenti.

– Alcuni interventi esprimono la necessità di coinvolgere nell’opposizione antinvalsi i genitori della scuola primaria. Viene portato l’esempio dell’Iqbal Mashi dove i genitori non mandano i bambini a scuola nei giorni delle prove e organizzano delle attività alternative. Una posizione di opposizione attiva dei genitori è di grande aiuto agli insegnanti. Aggiunge Fortunato, un genitore presente, che i genitori nella maggior parte dei casi non si muovono se non sono informati in modo avvertito dagli insegnanti. Un intervento evidenzia la necessità di assemblee genitori/insegnanti nelle scuole e di assemblee territoriali cui partecipino genitori, insegnanti, studenti.

– Francesco evidenzia come il modello della scuola di Renzi sia il modello della guerra di tutti contro tutti, per realizzare il quale l’INVALSI e il sistema di valutazione sono essenziali. Opporsi alla valutazione   INVALSI è quindi un obiettivo tutto interno alla lotta contro “La Buona Scuola”. La valutazione è consustanziale al costituirsi di una retribuzione premiale, fondamentale per la gerarchizzazione interna. Un intervenuto avverte il rischio che ci sia una dispersione di energia se ci poniamo troppi obiettivi. L’obiettivo principale adesso è quello di battere i provvedimenti con i quali Renzi cercherà di imporre  La Buona Scuola.