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Riforma scuola: ecco i provvedimenti su cui punta il governo Renzi per cambiare l’istruzione italiana

tagli_scuola-500x406La riforma della scuola, che sarà discussa il prossimo 29 agosto nel Consiglio dei Ministri, coprirà, con i suoi provvedimenti,  tutti punti caldi dell’istruzione a partire dal precariato e dal merito fino ad arrivare alle scuole private e agli istituti professionali passando per autonomia, maturità e reclutamento.

Il popolo della scuola, docenti, studenti e famiglie, soggetti cui il governo chiede il massimo contributo per questa riforma, freme nell’attesa delle novità annunciate dall’esecutivo temendone le conseguenze; i precari, spaventati dall’annuncio della rivisitazione del meccanismo di assegnazione delle supplenze, i docenti di ruolo, che guardano con preoccupazione al tanto discusso merito, alunni e famiglie che attendono che programmi e competenze siano cambiati dalla mezza rivoluzione annunciata per il 29 agosto.

Il premier, Matteo Renzi, si è limitato ad annunciare tramite un tweet che “Tra 10 anni l’Italia sarà come la fanno oggi gli insegnanti. Noi lavoriamo su questo in #agosto” sottolineando l’importanza data dall’esecutivo al comparto scuola.

 Negli ultimi giorni le anticipazioni e le indiscrezioni al riguardo hanno fatto il giro dei media e del web, bisognerà, però, aspettare il CdM per sapere le vere intenzioni del governo al riguardo poiché non è facile reperire informazioni  sugli argomenti secretati dal governo, anche se diversi temi sono stati anticipati non solo dal Primo Ministro ma anche dal Ministro Giannini e dal sottosegretario Reggi.

Precariato e organico funzionale
Quello del precariato è sicuramente l’argomento più caldo e delicato di questa fine estate: da una parte il superamento delle graduatorie di istituto spaventa gli insegnanti precari, anche se dall’altra parte l’istituzione di un organico funzionale potrebbe portare all’assunzione di oltre 100mila degli stessi precari. L’organico funzionale, l’istituzione di un certo numero di docenti destinati ad una rete di istituti, potrebbe anche garantire un ritorno alla continuità didattica ribadendo nelle scuole l’ormai perduta stabilità d’insegnamento.  Le immissioni in ruolo e le assunzioni prodotte dall’organico funzionale, inoltre, potrebbero portare anche ad uno sfoltimento delle graduatorie in vista del raggiungimento finale che si è posto il governo, quello di esaurirle.

Concorso 2015 e assunzioni
Per il reclutamento dei nuovi insegnanti, di cui ha accennato il ministro Madia, potrebbe essere bandito il concorso che più volte il governo ha anticipato e che, come era stato annunciato, potrebbe essere bandito nella prossima primavera. Il nuovo reclutamento sarà basato su un 3 +2 (laurea magistrale)  con il tirocinio incluso, cui dovrà seguire l’abilitazione portata dal concorso. Le nuove assunzioni serviranno per sostituire i 4 insegnanti su 10 che andranno in pensione tra il 2017 e il 2022.

Orario di insegnamento e contratto
L’idea lanciata dal sottosegretario Roberto Reggi, di portare le ore di servizio degli insegnanti a 36 non sembra essere attuabile senza le giuste coperture economiche e al momento sembra essere stata accantonata dal governo. Si parla, comunque, ancora di meritocrazia con parametri che premieranno la maggiore disponibilità a lavorare e che porterà all’assegnazione di un maggior numero di incarichi in base alla professionalità.
I contratti dei docenti comprenderanno l’obbligatorietà della formazione permanente e  il ridimensionamento degli scatti di anzianità.

Autonomia
Per rilanciare la scuola, il governo vuole ampliare i confini dell’autonomia scolastica che al momento prevede la flessibilità delle istituzioni al modellamento dell’offerta formativa utilizzando il 20% del monte ore annuale. Si pensa ora all’istituzione di una banca del tempo gestita direttamente dai dirigenti scolastici e un organico di rete funzionale.

Nuovi programmi e competenze
Quello che si vorrebbe è di rimodellare i programmi di insegnamento che coprono il percorso scolastico dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado con lo scopo di potenziare la lingua inglese e l’informatica fin dai primi anni di scuola, permettendo ai nostri alunni di mettersi al pari dei coetanei dell’Unione Europea e potenziare scuola-lavoro negli istituti superiori. Si parla di una reintroduzione dell’insegnamento di storia e geografia negli istituti tecnici, di un aumento delle ore di insegnamento di storia dell’arte e di educazione musicale, materie stralciate dalla riforma Gelmini. Per fare tutto questo, però, avvertono i sindacati, bisogna riscrivere le indicazioni nazionali e modificare i curricoli, cosa sicuramente non da poco.

Scuole non statali e istituti professionali
L’anello debole dell’istruzione italiana sono certamente gli istituti professionali dove le percentuali di dispersione scolastica sono da record; il governo vorrebbe potenziare l’alternanza scuola lavoro per avvicinare i giovani al mondo del lavoro e allo stesso tempo per cercare di ridurre l’abbandono scolastico di chi preferisce avvicinarsi al mondo del lavoro piuttosto che continuare gli studi.
Si parla anche di un rifinanziamento delle scuole paritarie e di un loro detassazione per permettere alle famiglie una scelta tra scuola privata e scuola statale; l’intervento, c’è da rilevare, è molto ben visto e sostenuto dalle istituzioni cattoliche.

di Patrizia Del Pidio
da Orizzontescuola