La Rimozione della Questione del Contratto

contratto-scuola-ultime-notizie-4-novembre-aumento-stipendio-non-inferiore-a-300-euro-mensili_958461Un invito a una riflessione comune.

Il tema del contratto nazionale delle/ degli insegnanti è il grande rimosso oggi a scuola. Se ne parla poco o non se ne parla affatto nelle nostre assemblee sindacali e nelle altre situazioni collegiali. Viene rimossa così la necessità e il diritto a contrattualizzare le “attività” che progressivamente si sono accumulate e che rendono il carico di lavoro di una/un insegnante sempre più oneroso e gravano sulla qualità dell’insegnamento. La “nuova formazione”, ad esempio, si profila come un onere non “contrattualizzato” e quantitativamente indefinito (tanto non è retribuito), utile ad “aggiornare” la professionalità in un ambito di libera concorrenza all’interno della scuola. La scuola si profila definitivamente come un mercato del lavoro in cui i docenti offrono le loro competenze, sono in competizione tra di loro, aggiornano e arricchiscono il loro “portfolio”, con una disponibilità illimitata alle nuove dinamiche del lavoro (non retribuito). Una disponibilità illimitata sottoposta non più al diritto, ma all’arbitrio di chi seleziona le risorse umane all’interno del mercato della scuola.I nuovi carichi di lavoro non “contrattualizzati”, come ad esempio la formazione, servono piuttosto alla collocazione in un mercato del lavoro dei docenti (“liberalizzato” a bassissimo costo). I nuovi carichi di lavoro ci collocano nell’orizzonte di una retribuzione “aziendale” e premiale, che è sempre incerta e piuttosto arbitraria. In quanto “premiale” questa speranza di retribuzione ci colloca in una dimensione disciplinare: più si è “adattabili” a questo sistema e più si è degni di essere premiati. Il bonus ha definitivamente realizzato dentro la scuola pubblica la localizzazione del contratto e la precarizzazione del lavoro, rimuovendo definitivamente dall’orizzonte delle possibilità il contratto nazionale e la questione del suo rinnovo. La risposta degli insegnanti e delle insegnanti è spesso di un “realismo” mescolato a fatalismo e a rassegnazione, una mediazione difensiva che cerca in qualche modo di giustificare la realtà mettendosi in gioco come esecutori della propria (definitiva) svalutazione e precarizzazione, per paura di affrontare la grande prevaricazione di un lavoro non collocato nella dimensione del diritto, quanto piuttosto in quella dell’arbitrarietà. Ci si affida così fatalisticamente a un orizzonte indefinito, nel quale siamo sempre più assoggettati perché non abbiamo più potere contrattuale. Ci “autopromuoviamo” allora con una disponibilità illimitata a un aggiornamento permanente, per offrire competenze che ci rendano più appetibili, rispetto agli altri (quindi non più con gli altri), nella competizione generale. Più appetibili e perciò degni di un bonus premiale distribuito con logiche che esulano dalla contrattualizzazione. Cioè dalla chiarezza e dal diritto. Più il lavoro è sottratto alla contrattualizzazione e più si fa precario e ricattabile. Più chi lavora è in una condizione di minorità e più il suo lavoro si svaluta in un attivismo progettuale che non ha più al centro le/gli studenti e il loro diritto allo studio, quanto la nostra spendibilità sul nuovo mercato del lavoro. L’altro grande rimosso perciò è inevitabilmente il “diritto allo studio”, la centralità della didattica, del lavoro di relazione con gli studenti all’interno della scuola. Se viene meno il diritto a un lavoro contrattualizzato viene inevitabilmente meno il diritto allo studio ovvero la centralità della didattica e di un rapporto qualificato finalizzato alla “formazione” degli studenti. Se al centro c’è la non definita e non contrattualizzata disponibilità a un aggiornamento permanente (cioè all’accumulazione di crediti nell’ottica del bonus premiale) ecco che nella scuola il “diritto allo studio” perde la sua centralità (centralità effettiva, non retorica) e la scuola diventa definitivamente un’agenzia di servizi per utenti. Quando viene meno un diritto, a catena vengono meno anche gli altri. Non ricollocare al centro della nostra attenzione il nuovo contratto nazionale, dopo anni di attesa che ci hanno impoverito materialmente e simbolicamente, danneggia la qualità del nostro lavoro e la centralità del diritto allo studio nella scuola pubblica.  Quindi de-rimuovere la questione cioè affrontarla diventa a mio giudizio necessario e strategico.  Per questo propongo alle RSU di convocare una assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di questa scuola invitando i rappresentanti dei sindacati responsabili della contrattazione (e al tempo stesso della non contrattazione di questi anni) per ricollocare di nuovo al centro la questione del contratto nazionale.                                                                                                               Andrea Appetito