Rivendicazioni del Coordinamento Lotte Unite

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  • Basta con la flessibilità che ci impongono: noi ci dovremmo adattare a tutto, mentre loro possono fare come vogliono! Noi invece diciamo basta con subappalti, lavoro nero, contratti precari di tutti i tipi. E’ necessaria un’inversione radicale della tendenza che ha dominato la normativa sul lavoro dagli anni ’90 in poi. In questo senso, la battaglia per l’abolizione del Jobs Act è un passo decisivo non solo per la riconquista della nostra dignità, ma anche per cominciare a scardinare quel lungo processo di contro-riforma del diritto del lavoro che ha avuto il suo primo passaggio nel Pacchetto Treu e passando per la legge Biagi, per le riforme delle pensioni, per quelle della scuola è sfociata nell’abolizione definitiva dell’articolo 18.

  • Basta con il cottimo, anche nella forma del salario di produttività, che porta sempre con sé ritmi di lavoro massacranti e che, in alcuni casi, esclude addirittura il percepimento di un minimo salariale garantito. Il salario deve essere in ogni caso commisurato alle necessità della persona. Le condizioni di lavoro non possono violare la dignità della persona, come invece si prova a fare con la retorica del “merito”, pura chiacchiera ideologica funzionale a giustificare la penalizzazione dei lavoratori in tempi di crisi. Il vero problema da risolvere è il fatto che ci siano milioni di persone senza lavoro mentre al contempo chi lavora deve sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti. A questo si risponde distribuendo i carichi di lavoro: lavorare meno lavorare tutti a parità di salario!
  • I servizi pubblici, oggi affidati a vari soggetti privati impegnati nella negazione dei diritti dei lavoratori, vanno internalizzati. Rivendicarne l’assegnazione al pubblico vuol dire fondare su basi solide un’alleanza tra chi ci lavora e i cosiddetti “utenti”. In primo luogo perché lavoratrici e lavoratori del sociale più soddisfatti, perché non più sottoposti alle pesantissime condizioni di sfruttamento imposte da cooperative e affini, saranno in grado di svolgere le proprie mansioni al meglio. In secondo luogo, perché per questa via, i “cittadini-utenti” che poi, a loro volta, sono lavoratrici e lavoratori, tornerebbero a pensare a questi servizi non più come a “concessioni”, perlopiù elargite col contagocce, ma come a qualcosa che gli spetta, in quanto parte del proprio salario indiretto.
  • Le grandi aziende “strategiche”, di cui negli ultimi decenni s’è promossa dall’alto la privatizzazione, debbono essere ripubblicizzate e poste sotto il controllo dei lavoratori per non essere asservite alle logiche del profitto. A rispondere alla retorica per cui “il privato è bello” o “ce lo chiede l’Europa” sono le stesse lotte di molti lavoratori. E’ il caso delle vicende di Alitalia o Telecom, dove a respingere l’ennesima truffa sono i lavoratori in prima fila!
  • La sequela di appalti e subappalti è lo schema attraverso il quale dividere lavoratrici e lavoratori e realizzare quei sistemi di caporalato e lavoro nero che servono a schiavizzare i lavoratori e le lavoratrici lasciando “irresponsabili” le grandi imprese che guidano la filiera. Negli appalti e subappalti si situano il maggior numero di incidenti sul lavoro. Gli appalti sono giocati solo sul massimo ribasso e questo viene direttamente scaricato sui lavoratori con ritmi asfissianti e salari decurtati. Evidentemente il sistema degli appalti va superato attraverso l’assunzione diretta - cioè l’internalizzazione – delle lavoratrici e dei lavoratori.
  • Le organizzazioni sindacali burocratiche e neocorporative hanno da tempo rinunciato a rappresentare il malessere dei lavoratori e la loro necessità di cambiamento. Per superare questa impasse, è necessario che i lavoratori tornino ad essere protagonisti, partecipi in prima persona di tutte le decisioni che li riguardano. In tal senso, va promossa la creazione – ovunque sia possibile – di organismi di base, in cui i lavoratori possano liberamente esprimere il proprio punto di vista, scambiarsi informazioni su quello che non va in azienda e progettare azioni di difesa collettiva dall’arroganza padronale. Di più, attraverso tali strutture sarà più facile creare collegamenti con altri posti di lavoro.