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Le Scuole Paritarie sono Scuole Private, molto Private

non siamo tutti sulla stessa barca_B&WA proposito di imposte

Qualche coordinata

L’istituto della parificazione come possibilità per le scuole aperte e gestite da soggetti privati di rilasciare titoli a valore legale, si deve alla Legge 10 marzo 2000 n.62 firmata dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione (denominazione decaduta nel 2008 per quella attuale, più consona alla politica scolastica avviata da Berlusconi) Luigi Berlinguer, titolare del dicastero nel Governo D’Alema-bis. Siamo dunque in pieno riformismo ex-paleo-comunista.

Per ottenere l’accesso a tale istituto giuridico le scuole devono dimostrare di possedere i requisiti previsti dalla legge all’art 4 lettere a/h (conformità ai programmi e alle indicazioni nazionali per i diversi corsi di studio, accoglienza universale, rispetto contratti collettivi di lavoro per personale docente abilitato, ecc). Sono seguiti a pioggia nelle legislature successive i relativi finanziamenti.

Su questo almeno tre considerazioni:

  1. il secondo comma dell’articolo 33 della Costituzione recita “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.Dunque la scuola, secondo il dettato costituzionale, non è soltanto un servizio pubblico destinato a realizzare un diritto, ma fa parte delle ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA. L’erga omnes, che farebbe capo al requisito della universalità, non è rispettato per ragioni ovvie perché chi iscrive i propri figli ad una scuola, ad esempio cattolica, deve aderire al sistema valoriale che ne è il fondamento, deve possedere un reddito che consenta di pagare la retta minima annuale, che va da una media di 5739 euro per la Scuola dell’Infanzia a 6836 per la Scuola Primaria (fonte: il manifesto, 26 luglio 2015). Retta che minima è considerata dalle norme per il pagamento della TASI (imposta unificata), cifra entro la quale l’ente proprietario è considerato esente.

  1. il comma terzo del citato art. 33 recita: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.” I nostri costituzionalisti non ignoravano che genitori benestanti, religiosamente e integralisticamente orientati, desideravano che i propri figli avessero un’istruzione e una educazione coerenti con il proprio stato sociale, con i loro modelli e i loro valori di riferimento, quindi non ne ostacolarono la volontà. Mantennero, per contro, la opportuna preoccupazione di permettere ai giovani di tutte le condizioni un percorso di crescita pluralista, conforme ai valori usciti dalla Resistenza, con la indispensabile, per questo scopo, garanzia della libertà d’insegnamento. Ma, come abbiamo già ricordato, la parte più controversa della Legge 62 è quella relativa ai finanziamenti, non solo indiretti (le esenzioni) ma effettivamente elargiti dallo Stato. Il paradosso è che, mentre l’istituto della parità è rimasto quasi esclusivamente appannaggio delle scuole cattoliche e non ha prodotto l’estensione dei suoi benefici a privati a-cattolici, di altre confessioni, o degli Enti Locali, alcuni comuni hanno finanziato scuole religiose invece di investire sull’ampliamento delle proprie. Considerazione che vale soprattutto per le Scuole dell’Infanzia e per il caso eclatante del Comune di Bologna il cui provvedimento è stato bocciato dal referendum popolare nel 2013. Il contenzioso rimane aperto: alcuni giuristi sostengono che non essere obbligati ad un comportamento non significa incorrere nel divieto assoluto di adottarlo, quindi se un Governo o un Ente Locale decidono di finanziare una scuola privata POSSONO FARLO senza incorrere nel rischio di violazione costituzionale…

  1. altra conseguenza deleteria della legge n.62 è l’applicazione del comma 5 che recita:Tali istituzioni, in misura non superiore a un quarto delle prestazioni complessive, possono avvalersi di prestazioni volontarie di personale docente purché fornito di relativi titoli scientifici e professionali ovvero ricorrere anche a contratti di prestazione d’opera di personale fornito dei necessari requisiti.” Esiste quindi la possibilità di reclutare precari per il lavoro gratuito (25% degli insegnanti “possono” essere volontari) o pagato con il punteggio utile per partecipare ai concorsi e alle assunzioni nella scuola pubblica.

Non conoscono la vergogna

Veniamo all’odierna operazionevergognosa che giustifica la redazione da parte nostra delparagrafo precedente: le due sentenze della Corte di Cassazione che impongono a due scuole di Livorno il pagamento dell’IMU per aver svolto attività a scopo di lucro negli edifici usati come scuole in quanto la frequenza prevede il pagamento di rette che non giustificano una partita di giro, entrate/uscite, senza profitto per il gestore. Onestà vorrebbe che ognuna di queste scuole pagasse il dovuto al fisco. Ma i bilanci non sono visibili, la Chiesa invoca la spesa risparmiata dallo Stato per il costo sostenuto per ogni studente della scuola pubblica, reclama un contributo statale per le scuole private pari a tale onere. La minaccia consiste nell’ipotesi di chiusura e dunque nella messa in gioco della libertà delle famiglie. Libertà spesso invocata anche da molti politici laici quando si parla del buono-scuola e del principio di sussidiarietà. Ovviamente fra i difensori delle scuole private si distingue la Confindustria e il suo organo ufficiale Il Sole 24 Ore (si veda l’intera pagina 2 del 26 luglio) su cui I’editorialista Gianni Trovati conclude l’ analisi con una richiesta, molto simile ad un diktat: Se il Governo vuole esentare dall’Imu le scuole paritarie, è bene che scriva una legge chiara e la difenda in Europa”.

Per quanto riguarda i dati sull’intero fenomeno a livello nazionale, vorremmo poterne fornire di certi, ma siamo in difficoltà. L’ISTAT, istituto pubblico che dovrebbe averli rilevati e pubblicati non ne parla, forse non è autorizzato a rivelarli. Sono forse secretati come documenti sensibili? Il quotidiano il manifesto del 26 luglio citato anche più su, fa riferimento a fonti CEI e MIUR con numeri totali riportati nella tabella sottostante anche da Il Sole 24 Ore.

SCUOLE PRIVATE ANNO SCOLASTICO 2013-14

INFANZIA

PRIMARIE

SECONDARIE 1° grado

SECONDARIE 2° grado

TOTALE

Tot. Cattoliche Non Cattoliche Tot. Cattoliche Non Cattoliche Tot. Cattoliche Non Cattoliche Tot. Cattoliche Non Cattoliche Tot Cattoliche

Non

Cattoliche

9.781

6.431

3.350

1.493

1.106

387

677

570

107

1.674

656

1.018

13.625

8.763

4.862

Fonte MIUR e Centro studi Scuola Cattolica – Elab.Il Sole 24 Ore

Il mercato dell’educazione, dell’istruzione e della formazione è aperto, la speculazione ideologica lo sostiene.

Gruppo NoINVALSI                          Autoconvocati scuola – Roma

Per scaricare il volantino: SCUOLE PRIVATE ANNO SCOLASTICO 2013